lunedì 15 settembre 2014

Concorsi a base di LIKE? No, grazie!

Chi mi conosce lo sa, lo vado ripetendo da un po’ di tempo. Non partecipo ai concorsi a base di LIKE, chiunque sia ad organizzarli, perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti: non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la richiesta di voto, e io ho la faccia tosta, ma fino ad un certo punto...

In certi momenti, poi, non se ne può davvero più: è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in concorso. Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono attraverso quella richiesta.
Solo questo conta, la faccia tosta. E se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei concorsi a base di like si può anche essere un genio nella materia oggetto del contendere ma non servirà a nulla. Ci sarà sempre una foto sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte di chi non ha mai sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.
Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno? Bene, non potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state – giustamente – relegate. Non cercate di capire le loro centinaia di like, non ci riuscireste. Ma fidatevi: così è e così sarà. Anche se non vi pare.
Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato. Bene, ogni produttore un po’ lungimirante, secondo me, è in grado di capire che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi alla fine ha più effetti negativi che positivi. Un po’ come le patatine di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area fiera.
Insomma, non se ne può più di questi meccanismi. E pare proprio che siamo in molti a pensarla allo stesso modo.  È stata sufficiente la sola provocazione su facebook per far sì che nel giro di poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che hanno voglia di dire basta. Ci siamo confrontati e abbiamo coordinato la nostra protesta. Oggi vengono postati centinaia di messaggi unificati e con lo stesso logo nella speranza che, insieme, riusciremo a convincere i produttori che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto meno mortificanti della caccia al like.





venerdì 12 settembre 2014

Pane di Anna Lisa con lievito madre e grano saraceno e alimentiAmo la vita

Ormai ogni sabato lo dedichiamo a passeggiare (by night) per il centro storico di Palermo, per scoprire di più della nostra città. Dire che abbiamo tesori ad ogni pietra, purtroppo lasciati lì senza essere non dico valorizzati, ma quanto meno riportati alla luce, fa male al cuore.
La passeggiata, a cura di Palermo Aperta a Tutti, comincia alle 9 e finisce intorno a mezzanotte, con un oratore di tutto rispetto, colto, preparato, divertente.
Ovviamente fra i partecipanti molti adulti, anzi forse solo adulti e il mio pargolo n. 3… che come al solito, si è fatto riconoscere.
Così, mentre la nostra guida ci spiegava le origini del nome di Palermo, che al principio era Sys (o Zyz) che significa, in fenicio, splendente (o anche fiore), cambia il suo nome, acquistandone uno greco, Panormos (PànHormos) che secondo una teoria non significa "tutto porto", come si sa comunemente, ma si pensa che Hormos significhi gemma, gioiello, e quindi riconducibile alla stessa etimologia del nome fenicio, sottolineava anche il fatto che Palermo avesse subito la dominazione di tutti, tranne che dei greci, ma porta il nome che gli diedero proprio loro che non riuscirono mai a conquistarla.
A quel punto, il pargolo, mi dice "forse si è dimenticato la Magna Grecia!"
Non ho il tempo di guardarlo che veloce come una saetta si avvicina alla guida. Tremo per il timore che glielo dica, anzi no, tremo perché so che glielo dirà! E infatti glielo dice.
Continuando per la nostra passeggiata, la malcapitata guida, osa nominare una statua a cui è stata data forma di sirena.
Ora, forse a voi ancora non l'ho mai raccontato, ma le sirene erano la sua ossessione da piccolo, per cui conosce tutto al riguardo.
Così, di nuovo, si precipita accanto alla guida e gli chiede quale forma avesse la sirena della suddetta statua se quella greca o medievale.
Dirvi che volevo scomparire come un fumetto, è poco. Cioè, secondo voi, ha mai incontrato un bambino rompiballe come il mio???
La guida mi ha guardata e io ho cercato di ingraziarmelo con un sorriso compassionevole… cioè chiedendo compassione per me!
Domani andremo di nuovo, ma forse porterò un fazzoletto per imbavagliare il pargolo… o un buon pane come quello di qui sotto!



Oggi vi posto un pane, anche esso risalente ai primi di giugno. Ricordo buonissimo. Ricordo da chi l'ho copiato e cioè da Anna Lisa, che è garanzia di sicura riuscita, ma non ricordo se ho cambiato qualcosa… per questo vi metto la sua ricetta, così come l'ha scritta lei.

Pane di Anna Lisa con lievito madre e grano saraceno

Ingredienti
100 gr di lievito madre senza glutine 
195 ml di acqua
200 (io 180) g di Mix per Pane Nutrifree
50 (io 70) g di farina di grano saraceno Nutrifree
10 ml di olio
4 gr di sale
1 cucchiaino di miele
semi di girasole (mia aggiunta)

Il lievito dev'essere stato rinfrescato almeno 5 ore prima oppure estratto dal frigo almeno 2 ore prima della preparazione.
In planetaria sciogliete il LM con l'acqua e il miele.
Pesate le farine e unitele  nella ciotola lavorando con il braccio impastatore.
Versate a filo l'olio e infine il sale.
Lavorate per 10/15 minuti a velocità 1/2.
Trasferire l'impasto in una ciotola appena oliata e lasciate lievitare fino al raddoppio.
I tempi di lievitazione dipenderanno dal vostro lievito, e dal caldo che c'è in casa, ma non  meno di 4 ore.
Per chi ha la pietra refrattaria: inseritela sull'ultimo gradino del forno e preriscaldate per circa 1 ora a 250° con funzione grill. Altrimenti accendete il forno al massimo e con la placca da forno inserita.
Una volta lievitato l'impasto, scaravoltatelo su una spianatoia leggermente infarinata
e senza lavorarlo, modellatelo delicatamente con le mani dandogli la forma di un filone.
Incidete la superficie con 3 tagli obliqui, (io l'ho dimenticato) e copritelo con un canovaccio pulito e lasciate riposare fino a quando il forno avrà raggiunto la temperatura.
Preparate un'emulsione di acqua e olio e spennellate la superficie del pane. Io ho aggiunto dei semi di girasole.
Inserite il pane nel forno sulla placca da forno e cuocete a 250° per 10 minuti e a 200° per altri 30 minuti.
E questo è il risultato.



E siccome è venerdì, e anche il 100% Gluten Free (Fri)Day, questa ricetta, va dritta dritta al #GFFD!!!


E anche per la raccolta n. #21di Panissimo ideata da Sandra, di Sono io Sandra e da Barbara di Bread & Companatico che per settembre trovate da Sandra  ideata da Sandra



E adesso voglio parlarvi di un appuntamento importante che si svolgerà sabato 13 e domenica 14 prossimi a Palermo e precisamente a Monreale, Poggio San Francesco, AlimentiAmo la vita, una kermesse sulla dieta mediterranea e sul buon cibo genuino. Vi aspettiamo numerosissimi!


A presto
Stefania Oliveri

mercoledì 10 settembre 2014

Riso basmati con ceci di Ottolenghi

(Riso Basmati con ceci, uvetta e cipolle di Yotam Ottolenghi)

E poi ti rendi dolorosamente conto di:
- non avere più l'età… da tempo;
- di non essere all'altezza nemmeno con le zeppe;
- di non aver concluso niente di speciale;
- di non avere una figlia con cui andare a fare shopping;
- di non essere indispensabile e neanche necessaria;
- di non aver realizzato i sogni che credevi possibili;
- di non avere più il tempo;
- di non avere abbastanza denaro per levarti degli sfizi;
- di non avere nemmeno una salute di ferro, perché è vero che c'è di peggio, ma se ogni volta che esci,  devi star male, allora ti rendi conto che c'è anche di meglio;
- che non ti entrano più i vestiti di due anni fa
- e che hai preparato questo riso alla fine di giugno e lo stai postando solo oggi…



E ora la ricetta di oggi.
A giugno ho comprato il libro di Ottolenghi, Jerusalem. Un libro davvero meraviglioso. E appena ho visto questo riso me ne sono innamorata a prima vista e farlo è stato un tutt'uno.
Mi sono segnata la ricetta, ma adesso, a tre mesi di distanza, non mi ricordo se fosse spiegata egregiamente oppure no, quindi, partecipo allo Starbook, perché è un libro che è stato recensito e proprio la mia cara Ema, l'ha provato per noi, ma io, contrariamente a come fanno loro, posso solo dirvi che mi è piaciuto molto e così ai miei ospiti, ma più di tanto non riesco a ricordare.


Riso Basmati con ceci, uvetta e cipolle di Yotam Ottolenghi


2 e ½ cucchiai di olio 
220 270 g di riso basmati 
50 g riso selvagio
330 ml di acqua bollente 
1 e ½ cucchiaini di curry in polvere 
2 cucchiaini di cumino
240 gr di ceci cotti (bolliti)
180 ml di olio di girasole  oliva
1 cipolla media, tagliata sottile 
½ cucchiaio di fecola 
100 gr di uvetta
2 cucchiai di prezzemolo tritato 
un cucchiaio di pistacchi tritati al coltello (mia aggiunta)
1 cucchiaio di coriandolo tritato 
1 cucchiaio di aneto tritato 
sale e pepe nero

Per cuocere il riso basmati usa una tecnica diversa dal semplice bollirlo. Mettete un cucchiaio di olio di oliva in una casseruola media e coprite con un coperchio su fuoco vivo. Aggiungete il riso e ¼ di cucchiaino di sale e mescolate finché il riso non sarà caldo. Aggiungete pian piano l’acqua bollente, abbassate il fuoco tenendolo molto basso, coprite la casseruola con il coperchio e fate cuocere per 15 minuti. 

Togliete la casseruola dal fuoco, coprite con un panno pulito, poi con il coperchio e lasciate fuori dal fuoco per 10 minuti. 

Mentre il riso cuoce preparate i ceci. Scaldate il restante olio di oliva in una casseruola a fuoco vivo. Aggiungete i semi di cumino e il curry in polvere e dopo pochi secondi aggiungete i ceci e ¼ di cucchiaino di sale. State attenti altrimenti le spezie rischiano di bruciare nell’olio. Lasciate sul fuoco per uno o due minuti, giusto il tempo di far scaldare i ceci, quindi trasferiteli in una ciotola capiente. 

Nella stessa casseruola, mettete l’olio e fatelo scaldare a fuoco alto. Friggete quindi le cipolle , a poco a poco, precedentemente tagliate a listarelle e infarinate con la maizena, per 2-3 minuti, finché non saranno dorate. Fate assorbire l'olio in eccesso scolandole su carta da cucina e salate.

Componete il piatto. Mettete il riso, ceci, l'uvetta precedentemente ammollata e sciacquata,  le erbe e le cipolle fritte. Mescolate, e aggiustate di sale e pepe secondo il vostro gusto. Servite tiepido o a temperatura ambiente. 





Con questa ricetta partecipo allo Starbook





A presto
Stefania Oliveri

venerdì 5 settembre 2014

Arancine di riso venere per Taste & More e il GFFD


Ebbene, sono tornata!
Sono tornata al blog, sono tornata a lavorare (sigh sigh), sono tornata da una bella vacanza dalla Svezia (felice, felice felice).
Finalmente, questa estate, siamo partiti e mi è sembrato di avere la mia settimana di vacanza!
Perché, seppure non si lavori, se non si lascia casa, non ci si riposa abbastanza.
Una settimana (e nel momento di caldo peggiore in Sicilia) passata in quel di Stoccolma con 15 gradi è stata davvero rigenerativa.
In realtà volevamo andare a trovare il pargolo n. 1 a Bath, ma i biglietti erano alle stelle. Così, guardando i prezzi più bassi per raggiungere una qualsiasi località (Ryanair, tanto odiata e bistrattata, santa subito, perché mi permette di partire più spesso! - e non sono pagata per dirlo! -), c'era la Svezia. E Svezia fu!
Ovviamente il pargolo n. 2 ha rinunciato al viaggio. Aveva una meta molto più allettante a San Vito. Appena tornato da una settimana a Scoglitti (Ragusa), due giorni dopo mi annuncia che andrà a passare il ferragosto a San Vito, tre giorni che si sono trasformati in 9!
E così, mentre noi scegliamo le mete per il basso costo economico, lui sceglie le mete per seguire la fidanzatina! Lei va a Scoglitti e lui la segue; lei va a SanVito e lui la segue; se lei fosse andata in Svezia, la Svezia sarebbe stato il luogo ideale per passare le vacanze!
In ogni caso, sebbene un giorno mi ha fatto morire perché non dava segni di vita ed è stato allertato l'intero mondo, e mio fratello è partito da Palermo per andarlo a cercare a San Vito, la vacanza, nostra e sua, è andata bene.
Ahimè, in Svezia, e non so se a causa del freddo o della sfida, mi si sono rotti, in ordine, la macchina fotografica (fiumi di lacrime), gli occhiali (e io sono ciecata), e le scarpe (le uniche che mi ero portata, oltre le ciabatte extra slim).
Presto vi racconterò qualcosa sulla Svezia (che vale la pena visitare), ma ancora vi devo dire una cosa e cioè che la teoria dei miei pargoli (che noi si parte per andare a trovare le blogger), è stata confermata anche stavolta e, in quel di Goteborg, ho conosciuto Serena! Un incontro davvero speciale, una ragazza meravigliosa, che mi ha dato una sferzata di allegria, buon umore e, soprattutto, di energia (nonostante la mia età!)

Ma oggi è il 5 ed è pure venerdì e ci sono due appuntamenti importanti.

Oggi esce il nuovo numero di Taste and More



ed è anche il 100% Gluten Free (Fri)Day!



E quindi non mi resta che lasciarvi la ricetta che le racchiude tutte e due!!! E voi che aspettate a partecipare al #GFFD e a sfogliare il nuovo Taste and More?



Arancine di riso venere glutinoso funghi e passatina di ceci
Ingredienti per 8 persone (circa 24 palline)
300 g riso venere glutinoso
250 g mozzarella
semi di sesamo

per i funghi:
300 g di funghi champignon (ma i porcini vanno anche meglio)
1 cipolla bionda
½ bicchiere di vino bianco di quello buono
olio extravergine d'oliva
sale
prezzemolo

per la passatina di ceci
200 g di ceci biologici
½ spicchio di aglio
4 cucchiai di olio
6 cucchiai di brodo vegetale homemade

Il giorno prima mettete a bagno i ceci, sciacquandoli alcuni volte.
Il giorno dopo fate lessare i ceci. Mettete i ceci nell'acqua fredda e portate a bollore. Quando comincia a bollire, abbassate la fiamma, perché l'acqua deve fremere e non bollire. Al principio potrebbe essere necessario schiumare l'acqua. Se non usate la pentola a pressione ci vogliono circa 4 ore di cottura, altrimenti con la pentola a pressione, ½ ora basterà. In ogni caso, salate solo alla fine della cottura.
Lessate, in acqua abbondante e salata, il riso venere per 40 minuti circa.
Scolatelo e fatelo raffreddare.
Nel frattempo preparate i funghi.
Puliteli con un panno e tagliateli a fettine.
Tagliate e fettine anche la cipolla sbucciata.
Quindi in una larga padella, meglio in un wok, mettete l'olio e fatelo riscaldare, quindi mettete la cipolla e fate soffriggere brevemente.
Aggiungete i funghi e mescolate, quindi aggiungete il vino e fate evaporare. Abbassate la fiamma e fate cuocere per 15 minuti, circa.
Quindi salate e aggiungete il prezzemolo, lavato , asciugato e tritato.
Quando i ceci saranno pronti, metteteli dentro un frullatore e aggiungete l'olio, l'aglio, e il brodo vegetale e frullate fino ad avere una consistenza vellutata.
Nel palmo di una mano, mettete un po' di riso venere e spingetelo, per compattarlo.
Al centro mettete uno o due dadini di mozzarella, i funghi e coprite con un altro po' di riso e cercate di fare delle palline ben compatte.
Passate ogni pallina (con delicatezza) sul sesamo posto su un piattino, così da ricoprire tutta la superficie. Mettete le palline al forno caldo a 180° e fate cuocere per una decina di minuti.
Servite le polpettine di riso su un letto di passatina di ceci, con della verdurina fresca.

E ora andate qui per scaricare la nostra bellissima rivista!!!




http://issuu.com/tasteandmore/docs/taste_more_magazine_settembre_-_ott_7f697006bcc604?e=6542438/9204254




martedì 2 settembre 2014

Pasta con tonno e limone e siamo già al 2 settembre

(Pasta con tonno e limone, gluten free)
Chissà perché il 1° settembre è considerato la svolta.
Cioè, per gli insegnanti è la svolta: ricomincia la scuola. 
Sì, perché gli insegnanti cominciano a lavorare dal primo giorno di settembre e non quando inizia la scuola dei figli, così come non finisce quando finisce agli allievi, ma continua almeno fino a metà luglio, visto che che gli esami di maturità ci sono ogni anno…
Però, il primo settembre, è sempre l'inizio di qualcosa e tutti i blog si sono risvegliati… eccetto il mio, che come al solito, è in ritardo su tutto!
Però, per la verità, una cosa l'ho iniziata anche io e da ieri, il mio blog ha una newsletter!
E, meraviglie delle meraviglie, nonostante era il primo settembre ed eravate tutti indaffarati, avete risposto in tanti! E vi ringrazio di cuore!
Chi volesse ancora unirsi (ve lo dico bene "adesso, chi ancora non l'ha fatto, si unisca!"), qui accanto lasci il suo indirizzo e-mail e presto riceverà una newsletter da me, con tante sorprese!
Perdonata per il ritardo?

Ora, spero di non essere in ritardo, per una pasta estiva (be', lo so che al nord l'estate non è nemmeno iniziata, ma questo potrebbe aiutarvi a ricrearla, anche se solo con il pensiero) e così vi propongo una pasta con il tonno fresco e una nota diversa dal solito, data dal limone. Aggiungetelo, non ve ne pentirete!




Pasta con tonno e limone

g 250 pasta corta
g 500 tonno fresco a tocchetti
4 pomodorini
1 scalogno (o uno spicchio d'aglio)
mezzo bicchiere di vino bianco
menta fresca e peperoncino
limone bio
olio evo
In una casseruola fate soffriggere l’olio con lo scalogne tritato (o altrimenti con lo spicchio d'aglio) ed il peperoncino (nessuna dose perché è a vostro gusto… mio marito ne metterebbe uno intero tutto per lui, io ne metto un quarto per tutti…)
Aggiungete, quindi,  i pomodorini lavati e tagliati a metà e fate insaporire. Unite il tonno, mescolate e sfumate con il vino bianco.
Aggiustate di sale, coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso per pochi minuti.
Nel frattempo, cuocete la pasta e scolatela al dente così da completare la cottura nel  condimento.
Aggiungete le foglioline di menta fresca e completate con la buccia del limone grattugiata al momento. Mescolate bene e servite.
Fresca, buona e veloce!

Pasta with tuna and lemon 

250 g  pasta 
500 g fresh tuna cut into chunks 
4 cherry tomatoes 
1 shallot (or a clove of garlic) 
half a glass of white wine 
fresh mint and chilli 
organic lemon 
extra virgin olive oil 
In a saucepan, saute the oil with chopped shallots (or otherwise with the clove of garlic) and chilli (at your taste)
Add tomatoes, washed and cut in half and cook. 
Add tuna, stir and pour in the white wine. 
Season with salt, cover with a lid and simmer over low heat for few minutes. 
Meanwhile, cook the pasta (not at all) and finish cooking in the sauce. 
Add fresh mint leaves and season with the grated lemon zest at the moment. Mix well and serve. 
Fresh, good and fast!

A presto
Stefania Oliveri

venerdì 29 agosto 2014

Consigli utili… anzi utilissimi!

Questa vignetta esprime in maniera sintetica, ma molto espressiva ciò che succede ad un celiaco, quando non sa di essere celiaco o, quando lo sa, e subisce la contaminazione e non solo.


La contaminazione è una delle iatture peggiori dell'avere la celiachia, perché sebbene amici, parenti e locali, facciano di tutto per elimare tutti gli alimenti che contengono glutine, non riescono, mai del tutto, ad eliminare la contaminazione. Non per cattiva volontà, sia chiaro, ma perché è difficile pensare a tutte le fonti che possono procurarla, come il sale già usato con un cucchiaio che ha anche mescolato la pasta col glutine e poi è stato rimesso nel sale per prelevare un'ulteriore quantità di sale; o anche un burro usato per spalmarlo sul pane e poi riutilizzato; o anche una tovaglia già usata dove c'è stato del pane… Purtroppo, però, i celiaci sono (o dovrei dire siamo) anche più predisposti a tutta una serie di inconvenienti, che purtroppo provocano comunque tutti i sintomi sopra descritti.
Ecco allora che io ho trovato un gran beneficio nell'usare i probiotici che regolano la funzione intestinale e che, di conseguenza, danno anche un ottimo aspetto alla pelle.

I probiotici sono in realtà batteri dello stesso tipo di quelli che abitano nel nostro intestino, costituendo la flora intestinale. Detta così, potrebbe anche sembrare una cosa brutta, perché quando si dice "batteri" si pensa al peggio. Invece esistono i batteri buoni che servono proprio al nostro organismo per far funzionare il nostro intestino.


Ora, senza tediarvi con informazioni scientifiche, che però potete trovare qui, vi dico solo che un probiotico che risolve tutti i nostri problemi è la famosa Enterogermina e alzi la mano che non l'ha presa anche quando è stato sotto antibiotico… Io ho imparato ad usarla, non solo quando prendo gli antibiotici, ma proprio quando si manifestano i fastidiosi sintomi legati alla celiachia, trovando un gran sollievo.
Provatela anche voi e fatemi sapere, se avete trovato i miei stessi benefici.

A presto
Stefania Oliveri

venerdì 8 agosto 2014

Involtini di melanzane con miglio, pesto alle mandorle e pomodorini

(Ricetta estiva: Involtini di melanzane con miglio, pesto alle mandorle e pomodorini)



Prima di avere tre figli maschi, avevo sempre pensato che la colpa fosse tutta delle mamme.
Adesso ho invece capito che la colpa è della scienza e che contro il DNA, nemmeno la scienza!!!
Nel DNA maschili non c'è scritto che:
1. la carta igienica non arriva da sola al porta rotoli;
2. il tappettino (di qualsiasi stanza) è fatto per stare disteso;
3. i calzini non si recano da soli nel cesto della biancheria sporca;
4. per mangiare, bisogna apparecchiare la tavola;
5. leggere non rende impotenti;
6. l'ordine è mezza pulizia;
7. quando si finisce la tavoletta si abbassa, ma se la trovai abbassata, la devi alzare prima di cominciare;
8. nei cassetti e negli armadi c'è più spazio se i vestiti non sono appallottolati;
9. la moglie non è la mamma, soprattutto, la mamma NON è la SCHIAVA!


Involtini di melanzane con miglio, pesto alle mandorle e pomodorini

ricetta nata per caso, quindi senza dosi…
Melanzana tonda
miglio
mandorle con la buccia
pinoli
basilico
parmigiano
olio evo
pomodorini
menta
sale

Lavate la melanzana e tagliatela a fettine sottili. Scaldate una padella (meglio se una griglia) e cuocete le melanzane. Preparate il condimento dove intingere le melanzane, composto da olio, sale, menta.
Nel frattempo cuocete il miglio in abbondante acqua salata e scolate dopo circa 15 minuti.
Preparate il pesto. Mettete in un boccale alto le foglie di basilico ben lavate, le mandorle intere, un po' di pinoli, olio e sale e cominciate a frullare. Aggiungete l'olio a poco a poco, fino a quando non otterrete la consistenza di una salsa.
Lavate i pomodorini, tagliateli in quattro e levate i semini e l'acqua di vegetazione e conditeli con olio, sale e basilico.
Condite il miglio raffreddato con il pesto e mettetelo al centro di ogni fetta di melanzana. Arrotolatele e servite tre per piatto, versando sopra un po' di ulteriore salsa e guarnite con i pomodorini.
Una vera delizia, assaggiateli e non ve ne pentirete.

Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (Fri)Day #GFFD


E anche questa ricetta, essendo gustosa ma non eccessivamente calorica, la inserisco nella mia raccolta Happy CaLOWries 


Eggplant rolls with pesto and cherry tomatoes
round eggplant 
millet 
almonds with the peel 
pine nuts 
basil 
parmesan 
extra virgin olive oil 
tomatoes 
mint 
salt 

Wash the eggplant and cut it into thin slices. Heat a skillet (preferably a grill) and cook the eggplant. Prepare the sauce for dipping the eggplant, with oil, salt and mint. 
Meanwhile, cook millet in salted water and drain after about 15 minutes. 
Prepare the pesto. Put in a tall mug well washed basil leaves, almonds, some pine nuts, olive oil and salt and begin to whisk. Add oil gradually, until you get the consistency of a sauce. 
Wash the tomatoes, cut them into quarters and raised the seeds and vegetation water and toss with olive oil, salt and basil. 
Seasoned millet with pesto and place in the center of each slice of eggplant. Roll them up and serve  pouring over some extra sauce and with the tomatoes. 

A presto
Stefania Oliveri

lunedì 4 agosto 2014

Gelato e/o ghiacciolo al peperone

Forse vi starete chiedendo perché venerdì non ho postato la mia solita ricetta dedicata al 100% Gluten Free (Fri)Day…
O forse non ve lo starete chiedendo per niente, ed è più probabile, visto che non mi sono arrivate né chiamate, né e-mail, né segnali di fumo al riguardo, ma vi spiego lo stesso perché ho saltato la mia unica volta, questa volta.
Bisogna innanzitutto dire che, in casa Cardamomo&co. non ci facciamo proprio mancare niente!
Noi, non siamo tipi da risparmiarci.
Così, giovedì, dopo essere andata al mercato a fare la spesa e fra la realizzazione del pesto e la cottura dei gamberetti, chiedo al pargolo n. 3 di aiutarmi e di prendere una bottiglia in giardino per innaffiare le piantine aromatiche.
Se gli avessi detto di guidare un'astronave, forse, sarebbe stato meno pericoloso…
Così, neanche il tempo di dirgli che era la bottiglia sbagliata (preciso, ben nascosta fra gli alberi, mentre quella che gli avevo chiesto io era ben visibile accanto alle erbette aromatiche) che apre la bottiglia e appesta tutta la cucina. Ma lui, con fare indagatore, annusa e aspira una bella boccata di fumi di cloro!
Così, mentre io tossivo e cercavo di prendere aria, lui stava soffocando, letteralmente.
Mi sono armata di tutto il coraggio di una mamma disperata e l'ho letteralmente trascinato al Pronto Soccorso, certa che lì avrebbero risolto il problema anche velocemente.
Invece, arrivo e la dottoressa che lo sente prima di vederlo, ci fa passare davanti a tutti e quando gli spiego la cosa, comincia ad entrare in panico. Comincia a gridare, a chiedermi insistentemente se avesse bevuto il cloro e io "no, no, l'ha solo inalato" per tranquillizzarla, ma devo dire con scarso successo. Gli fa una Bentlan, cerca di mettergli l'ossigeno, poi continua a fargli la respirazione e nel frattempo, come fosse un polpo, chiama anche il centro anti avvelenamenti, che arriva nel giro di due minuti, forse anche uno e mezzo.
Chiedono a me le informazioni che avrebbe dovuto dare loro, la dottoressa della guardia medica, perché lei è visibilmente più in panico di me. Fra un colpo di tosse e l'altro, risponde il pargolo, perché, forse è quello meno in panico di tutti.
Gli fanno ulteriori controlli, continuano a mettergli la maschera di ossigeno, mi tranquillizzano, ma mi dicono che si devono fare ulteriori controlli. Insomma lo caricano sull'ambulanza, senza di me, e io li seguo con la mia macchina. Ovviamente loro vanno più veloci di me e li perdo. E invece di andare all'ospedale Cervello, dove mi avevano detto che lo avrebbero portato, io vado all'ospedale Villa Sofia.
Mi precipito al Pronto Soccorso, mentre il dolce doppio, allertato immediatamente, si trova già nel posto giusto. Continua a chiamarmi per sapere dove sono arrivata. Mi avverte che l'hanno portato al P.S. pediatrico e di chiedere di quello.
Per fortuna, a Palermo, ce n'è solo uno, altrimenti vagherei ancora per Villa Sofia alla ricerca di mio figlio.
Alla fine arrivo al posto giusto e trovo il pargolo con l'ossigeno, una flebo e seduto sulla sedia a rotelle…
Se non fosse stato che ho un forte senso per il contegno, sarei svenuta… ma lì, davanti a tutti, mi seccava da morire.
Vedere però di nuovo il colorito normale sul viso di mio figlio e le labbra di nuovo rosa e non nere, mi rassicura non poco e quindi riesco pure a controllare il tono di voce…
Per farla breve, abbiamo aspettato tre ore, però alla fine, tutti i controlli risultano a posto e ci lasciano andare a casa.
Ovviamente, nel frattempo il mio dolce doppio ha voluto essere protagonista anche lui (secondo me l'ha fatto apposta per essere citato in questo post) e decide di farsi venire il mal di denti più doloroso della sua storia.
Neanche le cure del dentista più bravo di Palermo, riescono a sedare questo mal di denti e, nemmeno gli antidolorifici.
Passiamo una notte insonne e, nonostante tutto, l'indomani (cioè proprio il venerdì) devo andare a sistemare casa e a svuotare la camera del pargolo n. 3, perché è l'unica che ancora non è stata dipinta…
Insomma, sono arrivata a sera tardi, e non sapevo nemmeno come mi chiamassi…
E adesso che vi ho raccontato tutto questo, sono abbastanza giustificata per l'assenza?

Comunque, questa è la ricetta che volevo postarvi venerdì...







Ora lo so che vi sembrerà un'idea malsana, lo so che un ghiacciolo è dolce e non si serve come aperitivo. Ma se fa tanto caldo, come qui, per un aperitivo un po' diverso, in una caldissima serata estiva, come solo in Sicilia, questi ghiaccioli al peperone sono perfetti! (e scriveteci sopra che sono salati, altrimenti, qualcuno, potrebbe rimarci male!)

Ghiaccioli al peperone
Ingredienti per 8 ghiaccioli:
300 g di peperone rosso
200 g panna di soia
175 g latte di soia
sale
qualche goccia di tabasco

Pulite i peperoni, privandoli dei semi interni, e se è possibile anche della pellicina esterna, aiutandovi con un pelapatate. Tagliate e tocchetti e  fate cuocere con poca acqua e con il coperchio. Quando saranno, morbidi spegnete il fuoco e fate raffreddare.
Aggiungete la panna, il latte, il sale e il tabasco e frullate. Se ci sono resti di pellicina, passate la crema  al setaccio. Quindi inserite nello stampo dei ghiaccioli e mettete in freezer per almeno 4 ore.
Per sformarli, basterà passarli sotto l'acqua corrente per qualche secondo.





Questa ricetta rientra di diritto nella mia raccolta Happy CaLOWries



A presto
Stefania Oliveri

venerdì 25 luglio 2014

Focaccine con lievito madre e gluten free e 50 sfumature di beige!

(Focaccine morbide senza glutine e lievito madre)



Questo post avrebbe dovuto intitolarsi "50 sfumature di beige… e forse anche di più"!
No, non immaginavo che potessero realizzarsi tanti beige…
Pensavo che fosse più semplice… insomma un colore semplice, beige, no?
Neutro per eccellenza, quale colore più semplice?
E invece no! 
E quindi oltre al marasma che c'è in casa per la tinteggiature delle pareti, si è consumato anche un piccolo (ok, vi dico la verità), enorme dramma. 
Avevo scelto il colore che mi sembrava un tortora chiaro e dopo che sono state dipinte tutte le pareti del salotto (e la quadratura del mio salotto è quanto un appartamento, grande, a Milano), mi accorgo che invece era un beige rosato (che io odio) e che nel mio salone ci stava una ciofeca.
Le lacrime mi sono salite agli occhi, pensando che avrei dovuto sopportare quel tremendo colore per tutto il resto della mia vita (perché se una cosa è certa, non farò mai più ridipingere casa!).
Il mio dolce doppio, ovviamente era furente, ma, forse, mosso a compassione dagli occhi umidi  che io continuavo a sostenere, fosse per colpa della polvere, ha deciso di chiamare due suoi amici architetti per aiutarmi a capire quale fosse il colore esatto che io volevo.
Così dopo ore e ore e ore, cartelle e cartelle, e prove e riprove, abbiamo trovato esattamente il colore giusto! 
E adesso che due pareti sono finalmente del colore giusto, io mi sento felice! 
Basta poco in fondo, no?



E per non farmi mancare niente, ieri è anche arrivato Paprika, il mio cucciolo di gatto, che ufficialmente fa parte della nostra famiglia! Per adesso è spaventatissimo e si nasconde sotto i divani (dove ho scoperto che la signora delle pulizie non pulisce) e poi piange perché vuole stare in braccio.

E oggi, per il 100% Gluten Free Friday, vi lascio la ricetta delle focaccine di Anna Lisa dove però io ho cambiato il mix di farine, perché non avevo quelle usate da lei. Il risultato? Meraviglioso! Grazie Anna Lisa

Focaccine di Anna Lisa 

Ingredienti:
250 gr di farina per pane Nutrifree Fibra+
180 gr di Biaglut
80 gr di Pandea
350 gr di lievito madre
400 gr di acqua
5 gr di miele
2 cucchiaini di sale
3 cucchiai di olio Evo
Ho sciolto il LM con l'acqua e il miele, ho mescolato e ho lasciato agire mentre preparavo gli altri ingredienti.
Ho aggiunto pian piano le farine lavorando con le fruste, poi l'olio a filo e infine il sale continuando a lavorare fino a completo assorbimento (circa 5 minuti con tutti gli ingredienti).
Ho messo a lievitare fino al raddoppio.
Trascorso il tempo, ho infarinato un piano di lavoro (con farina di riso super sottile) e ho rilavorato leggermente l'impasto. Poi ho ricavato delle palline proprio come ha fatto Annalisa e le ho schiacciate facendoci dei buchi con le dita.
Le ho disposte sulle teglie e le ho spennellate con l'olio e su alcune ho messo i semi di sesamo e su altre l'origano.
Ho acceso il forno a 200° (statico) e, una volta arrivato a temperatura, ho cotto finché non le ho viste belle dorate e sfrigolanti, cioè circa 25 minuti.
E ora guardate l'interno me orgogliosissima!

L'interno

Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free Friday




lunedì 21 luglio 2014

Seconda stella a destra...


Nessuna ricetta e nessuna foto artistica.
Oggi il tema è un altro.
La scrittura sarà la protagonista.
Sì, perché sono tornata nei luoghi della mia infanzia, quella felice, per fotografare i miei luoghi del cuore.
Ma quei luoghi non esistono più…
Cioè, il posto è sempre lì, ma non è più come era.
Così ho deciso che non ci sarebbero state foto a raccontarli.
Non c'è più il giardino sotto casa che accoglieva tanti gattini, che io cercavo di portare sempre a casa di nascosto, arrotolandoli dentro la gonna e pretendendo che mia mamma non si accorgesse di loro. Quel giardino, magico, selvaggio, che mi ha ospitato con i suoi rami intrigati e disordinati, in tanti pomeriggi estivi, quel giardino condominiale, usato da pochi, proprio perché così selvaggio, con i suoi mattoni in graniglia di marmo, anche un po' sconnessi, e il muro rigato di verde, laddove scorreva un rubinetto, non c'è più, adesso, al suo posto, c'è un bel giardino ordinato, senza animali, che i condomini usano, ma i loro bimbi meno...
Sono tornata anche al lido dove ho imparato a nuotare.
Mi ricordo ancora il mio salvagente a forma di cigno, tutto bianco con un bel becco arancione, mio compagno inseparabile che mi dava la compagnia per stare in acqua per ore.
E mi ricordo anche il signore che ogni giorno mi chiedeva che gusto di ghiacciolo volessi, e io che non sapevo ancora parlare bene, gli indicavo il colore sul mio costumino, che, grazie a Dio, era bianco con delle arance stilizzate con le foglie verdi, per cui racchiudeva tutti i gusti di allora (e ancora il ghiacciolo alla coca cola non era stato inventato). Lui, brizzolato, con un sorriso malconcio e la pelle scura e ruvida, che si scioglieva alla vista di una bimba così piccola che andava a comprare il suo ghiacciolo da sola...
E mi ricordo anche la sabbia fresca dove giocavo con i miei amichetti (avventizi e solo estivi), grazie all'ombra del casotto che ospitava il bar. Quel bar dove il signore dei gelati trascorreva tutte le sue giornate fino ad ottobre, quando ricominciava la scuola, ed era già più fresco e i bambini tornavano a casa alle 12,30.
Quel lido c'è ancora, le sdraio sono diverse (non più di legno) e anche gli ombrelloni, e il casotto non c'è più e la sabbia fresca si limita ad una striscia sottile, dove ancora i bambini giocano, ma quasi in fila indiana.
Neanche il camerino, grande e con la finestra, trasformata nella mia stanza dei giochi, dove trascorrevo intere giornate, soprattutto in inverno, non c'è più. La casa è stata venduta e il camerino è stato trasformato in un bagno.
Esiste ancora, invece, il balcone dove trascorrevo ore a leggere libri, in attesa che si facesse un orario decente per uscire da casa di mia nonna a San Leone, per andare al mare con i miei amici, ormai adolescente. Ma la villa non è più quella di mia nonna, e quel balcone così fresco e ventilato, non mi vedrà più seduta a terra mentre leggo.
Così, ho deciso che non ci saranno foto dei posti del mio cuore, perché sarebbero diverse da come erano o da come me li ricordo.
Ma loro sono ancora lì, indelebili, in un altro posto che però non si può fotografare.
Sebbene siano passati moltissimi anni (troppi), quei posti sono proprio lì, nel mio cuore, che riesce ad accogliere anche mille altre cose, ma ognuno ha il suo spazio ben distinto. Ricordi, luoghi, persone,  sono lì, tutti insieme, senza che niente e nessuno tolga spazio agli altri, e senza che l'azione del tempo possa cambiarli, e i nonni rimangono giovani, i cugini che non ci sono più, ci sono sempre, allegri e felici con me.
Ecco, tengo lì anche i miei posti del cuore, credo nel posto giusto…

E con questo racconto, partecipo, fuori concorso al contest #Secondastellaadestra di Gluten Free Travel & Living, di cui mi pregio di farne parte


A presto
Stefania Oliveri

venerdì 18 luglio 2014

Fiori di zucchine ripieni di amaranto alla crema di tenerumi e due contest importanti

Prima che partisse il pargolo n. 1 abbiamo fatto un ripasso veloce delle parole che potevano servirgli, ma ho qualche dubbio sul fatto che effettivamente gli siano servite… Continuava a dire "dishwater" invece che "dishwasher", "I'm looking for a water", "We went to go to Bath" invece di "we want" e
"at what time live the bus?"
Confesso, volevo morireeeeee, mentre di sottofondo avevo pure le spiritosaggini del dolce doppio che continuava a dire: "Holy Mary".
Ad una settimana dal suo arrivo, comunque, a destinazione, ha trovato un lavoro come "aiuto cuoco" ("però, mamma, mi hanno messo a lavare i piatti"), ha cambiato ostello (e speriamo che sia vero che paga quel prezzo che ha capito) e si è reso conto che il suo livello di inglese è "scandaloso" (testuali parole) e deve fare un corso di inglese "perché qui le ragazze sono troppo belle e non posso parlare con loro, altrimenti". Sante ragazze, forse mio figlio imparerà qualcosa di inglese!




La ricetta di oggi, invece, è stata pensata, ovviamente senza glutine, non solo per il 100% Gluten Free 
(Fri)Day, (qui dove si postano)


ma soprattutto per un altro bellissimo contest, sponsorizzato dalle Bloggalline in collaborazione con INformaCIBO La cucina italiana nel mondo


Quindi mi sono organizzata per bene e avevo fatto pure delle bellissime foto… ma, c'è un ma…
Il ma è che credo di non aver scaricato le foto sul computer e di averle eliminate come se lo avessi fatto… Purtroppo, la partenza del mio pargolo mi ha rincoglionito, se è possibile, ancora di più! Così, adesso c'è solo questa fatta col cellulare (e meno male) che testimonia (forse no) la sua bontà.
In ogni caso, è stato fatto con tutto il cuore, con ingredienti di stagione e a Km 0 e prodotti di eccellenza del mio territorio, anche se sono stati rivisitati, quindi, foto a parte, credo di poter partecipare ;)

"Pasta" ai tenerumi decomposta
200 g di amaranto
1 mazzo di tenerumi (foglie delle zucchine lunghe)
4 fiori di zucchine per ogni commensale
1 spicchio d'aglio
500 g di pomodorini Pachino
scaglie di parmigiano reggiano
olio extravergine d'oliva
sale

La prima cosa da fare è quella di lessare l'amaranto per circa 15 minuti, in acqua salata, e poi bisogna farlo raffreddare.
Quindi pulite ben bene i "tenerumi" e prendete solo le parti più tenere. Lessate anche queste e quando pronte scolatele bene. Aggiustate di sale e fateli soffriggere poco poco insieme allo spicchio d'aglio, che dovete limitare prima di frullare il tutto. Mescolate la purea all'amaranto.
Quindi lavate delicatamente i fiori di zucca, eliminate il pistillo interno e riempiteli con l'amaranto.
Mettete i fiori ripieni al forno caldo a 180° per non più di 10 minuti.
Nel frattempo tagliate i pomodorini in quarti e conditeli con olio e sale e quando i fiori saranno pronti, conditeli con i pomodorini e scaglie di parmigiano.

Una bontà davvero unica.

E ovviamente essendo dietetica, ma con molto gusto fa parte della raccolta Happy caLOWries





A presto
Stefania Oliveri

giovedì 17 luglio 2014

Insalata da Tiffany perché questo è più bello

Secondo libro dell'MTC e in cui mi fregio di essere autrice insieme a tutte le altre amiche che partecipano all'MTC. Un gioco, una condivisione e ora anche il secondo libro… cosa volere di più? Ah sì, che l'acquistiate! E sotto leggete perché.




TITOLO : Insalata da Tiffany
Casa editrice: Sagep editori
Collana: i libri dell'mtc
Fotografie: Paolo Picciotto
Illustrazioni: Mai Esteve
Impaginazione: Barbara Ottonello
Editor: Fabrizio Fazzari
Prezzo 18 euro
in vendita in tutte le librerie (speriamo) e su Amazon, IBS etc e qui

Argomento: le insalate come non le avete mai viste ;-)
41 ricette di "insalate da Tiffany", ossia le insalate pensate non come contorni o piatti veloci, ma come vere e proprie protagoniste delle nostre tavole, secondo la moda inaugurata da Escoffier &Co al tempo della nascita dell'alta ristorazione. Seguono poi 53 "pezzi facili", vale a dire insalate nel senso più classico del termine. Le prime sono tutte ambientate nella Belle Epoque, con pezzi d'epoca originali e preziosissimi, le seconde hanno una grafica assolutamente contemporanea, con le illustrazioni di Mai. In mezzo, ci sono x alla enne condimenti: emusioni stabili e instabili, aceti, olii, sali aromatizzati, citronette, vinaigrette, maionesi e tutto quanto serve per condire l'insalata in modo da renderla originale e sempre diversa. 
E poi, c'è il "solito" tutto il resto: il c'era una volta, con la parte storica, e la parte più tecnica, con le attrezzaure, i consigli, il come si fa (oltre alla mia fotografia alla Rossella O'Hara, non vorrete mica perdervela!)



Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta - dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.

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