venerdì 20 novembre 2009

La minestra facile di Marta Marzotto e premi

Per adesso ho il classico blocco dello scrittore (non perché mi senta tale con la S maiuscola, ma in quanto scrivente, scrittrice rimango). Invece non ho il blocco del fotografo (ma infatti, chi ne ha mai sentito parlare???) e quindi accumulo foto su foto di ricette su ricette, talmente tante che le ultime mie “creazioni” (coniglio con prugne, sformato di ricotta e zucchine) non le ho nemmeno fotografate, perdendo per sempre il ricordo di esse, perché una volte fatte le ricette vengono accantonate o perché non riuscite (ma non era questo il caso) o perché troppo buone, ma essendo sempre alla ricerca di ricette ancora migliori, si passa avanti! E allora passo subito alla ricetta di oggi che, giusto per darmi un tono è niente popòdimeno che di Marta Marzotto. E’ una zuppa semplicissima, buonissima e proprio adatta a questa stagione... ma solo per chi non vive in Sicilia, dove ancora andiamo al mare! (p.s. GRAZIE DIO PER AVERMI FATTA NASCERE IN QUESTA ZONA CLIMATICA DELLA TERRA!)

La ZUPPA di MARTA

Ingredienti
6 carote
mezzo sedano
1 cipolla grande
olio extra vergine d’oliva
sale
acqua
pasta
parmigiano
Lavare, pulire e tagliare a tocchetti (meglio se grossolani, così almeno suggeriva la contessa) tutte le verdure. Mettere in una pentola capace l’olio e far soffriggere le verdure per poco e quindi coprirle con abbondante acqua. A metà cottura aggiungere una pasta corta (il formato sceglietelo voi) e ultimate la cottura. Aggiungere quindi un’abbondante manciata di parmigiano. Uno spettacolo!!!
Ne approfitto per rispondere ad un gioco passatomi da Dida di Gli amori di Dida

6 nomi con cui ti chiamano: Stefania: i familiari; Stefania: gli amici; Amore e paperina: mio marito; mamma: miei figli; proffy: i miei alunni; l’ultimo non vorrei dirlo per paura di ritorsioni … ok un mio alunno disabile che non pronunciava bene le parole … mi chiamava… befana… ma solo per l’assonanza con il nome (sia ben chiaro!!!)…
3 cose che indossi in questo momento: cose che indosso sempre: occhiali (con l’età sto diventando ciecata e non potrei scrivere altrimenti!), collanina e orecchini!

3 cose che hai fatto stanotte, ieri e oggi: ieri ho cucinato uno sformato e una torta di ricotta, sono andata ad un convegno, ho fatto fare i compiti a mio figlio!!! Stanotte ho cercato di dormire, dopo ben quattro notti insonni a causa della tosse del cuccioletto, ma mio marito mi ha svegliato per passargli la crema per il suo mal di schiena e quindi poi ho letto un po’ (visto che il mio adorato pc è ricoverato). Oggi sono andata al lavoro, ho fatto lezione, ho già preparato il pranzo!!!
2 cose che hai mangiato: quando? Solo due? Mi viene difficile dire quale… ok, ho scelto: la torta di ricotta e uvetta e uno snack con semi di sesamo

3 persone a cui hai telefonato oggi: a scuola, a mio marito, a mia madre
2 cose che farai oggi: andrò dal parrucchiere e poi mi aspetta un bell’aperitivo con una mia amica d’infanzia

3 bibite preferite: Acqua frizzante, Martini (bianco, rosa e rosso), vino “Bianco di nera”!

3 cose che desideri: vorrei dire la pace nel mondo, il benessere mondiale e l’acqua gratis per il pianeta… ma mi limiterò a desideri più egoistici: tutto il meglio per la mia famiglia (in toto, così includo ascendenti e discendenti in una sol desiderio), non essere più celiaca e un lavoro meglio retribuito … in alternativa a quest’ultimo, che mio marito diventi ricchissimo e mi mantenga lussuosamente (sarà troppo?)

E infine voglio ringraziare la mia omonima Stefy di La bottega delle bontà per avermi assegnato un premio. Per adesso sono così giù che ne ho proprio bisogno!!! Il premio mi era già stato assegnato e quindi rimando a qui per il gioco accluso!
Baci a tutti
Stefania Oliveri

venerdì 13 novembre 2009

La Fatica di essere sfoglia

AVVISO: Ho il computer che sta lasciandomi... mi consente solo brevi incursioni e non sempre mi lascia scrivere... che si sia messo d'accordo con mio marito??? Spero, a breve, di risolvere il problema e postare qualcosa oltre che lasciare un segno delle mie visite!!! A presto.


Se c’è una cosa che proprio odio, è cucinare! Bene l’ho detto! Sì, io odio cucinare! Oggi voglio proprio fare outing e dirvi che a me, in realtà, la cosa che veramente piace è: MANGIARE e non cucinare!!! Mia madre ripeteva spesso a mio padre che “non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere” e quando io le sentivo dire questa frase, la condividevo appieno! Per me mangiare era un vero strazio (ne ho già abbondantemente parlato) e l’unica cosa che realmente mi sostentava era la famosa tazza di pane e latte! Quando mi sono sposata, però, ho cominciato a cucinare io e quindi a incuriosirmi per alcune pietanze che vagamente mi intrigavano (a parte i dolci, naturalmente). E così ho scoperto il gusto delle pietanze e ho scoperto, cosa più importante, che io adoravo mangiare! Nel primo anno di matrimonio (ma credo sia un classico) io e mio marito prendemmo un po’ di peso… lui circa 10 chili, io circa 4 (affezionatissimi e non mi hanno mai più lasciata). Certo cucinavo, ma la cosa che mi piaceva fare era andare a mangiare fuori. Tutte quelle pietanze, buone, succulenti, elaborate, ben presentate… Finché un giorno ho scoperto di essere celiaca! Addio pranzi e cene fuori, addio pietanze appetitose, addio cibo. Non vi dico la depressione! Guardavo mio marito mangiare le cose che io non potevo e le lacrime scivolavano sole sole sul mio viso. Tanto che (e questo è amore) decise di adottare anche lui una dieta priva di glutine…! Ma io continuavo a non rassegnarmi. Ma siccome io credo fermamente che “Dio non ci prova al di là di quanto noi stessi possiamo sopportare”, mi diede la forza di reagire e … cominciai a cucinare a casa tutto ciò che fuori non potevo assaggiare. E così nacque la mia passione per internet e per i blog di cucina. Primo fra tutti il “cavoletto” e a pari merito “Gennarino” che erano fonte di grande ispirazione. Piano piano, cercando, cercando e soprattutto cercando ricette senza glutine incontrai i blog di Anna e di Jelly. E fu in quel momento che presi la decisione di mettere a disposizione di altri celiaci e non, la mia esperienza (piccola) culinaria. E se ben guardate nel mio blog, vi accorgerete senz’altro del mio piccolo segreto (grande visto che sono, anzi mi fregio, del titolo di foodblogger): tutte le ricette che ho finora postate sono di una facilità estrema e cioè non richiedono né un grande sforzo, né una grande perdita di tempo, forse, ogni tanto, qualche ingrediente un po’ strano, ma mai, dico mai uno sforzo sovraumano! Filosofia: MINIMO SFORZO, MASSIMO RISULTATO! …Fino ad oggi, fino a questa ricetta! In questi ultimi tempi, molti di voi si sono cimentati nella produzione di questa bontà e meraviglia. E io vi ammiro, giuro, dal profondo del mio cuore!!! Anzi, di più, vi amo e vorrei essere vicina a voi, per godere di questa vostra perizia, ma io NON LA FACCIO PIU’! E questo mi fa entrare a pieno titolo nella raccolta di Elel!

Ebbene sì, cari miei, in un momento di grande confusione mentale e di obnubilamento intellettivo, mi sono messa a fare la cosa più elaborata e difficile da creare, la cosa che solo la mente contorta di uno chef (uno vero, dico) abbia potuto pensare, annullando miseramente il mio principio fondamentale. Ebbene signore e signori, sto parlando proprio di lei, la


PASTA SFOGLIA SENZA GLUTINE!!!




(la ricetta, con tutti i passaggi – più o meno rispettati – li devo alla grande Marta di “Non siamo chef", che mia ha inviato il suo meraviglioso ricettario senza glutine. Marta sei semplicemente fantastica … e ti apprezzo ancor di più da quando ho provato la tua ricetta!).

80 g di Farmo/Coop
45 g di Biaglut
77 ml di acqua
1 g di sale
Per la sfogliatura e i giri
125 g di burro
25 g di farina Biaglut
Impastate la farina l’acqua e il sale fino ad ottenere un panetto sodo che farete riposare per 20 m sotto un recipiente di vetro. Nel frattempo mescolate 50 gr di farina con il burro ammorbidito e mettetelo sopra un foglio di carta da forno. Sopra adagiate un altro foglio e stendete la pasta con il mattarello in modo da appiattire un po’ il burro Passati i venti minuti tirate la pasta cercando di fare un quadrato di 30 cm di lato (ma io non ci sono riuscita). Al centro mettete il panetto di burro e chiudete a pacchetto sigillando benissimo, affinché il burro non fuoriesca (a me però un po’ è uscito) Ristendete con il matterello. A questo punto si iniziano le piegature (nel blog Celachia In Simpatia si possono vedere bene i passaggi che sono stati fotografati). Si piega quindi la pasta di un terzo verso l’alto e poi l’altro lato verso di voi. In questo modo l’apertura è verso di voi, fate fare mezzo giro all’impasto in modo che l’apertura si trovi dal lato opposto. Da questa posizione tirate di nuovo la pasta verso l’alto e ripetete le piegature di prima, facendo fare di nuovo mezzo giro in modo da portare l’apertura dalla parte opposta a voi. Quindi mettete la pasta leggermente infarinata in frigo per mezz’ora (almeno così è consigliato, ma siccome io avevo fretta e comunque sono per le cose sbrigative, l’ho messa in freezer per 10 minuti ogni volta). Quindi riprendetela e rimettetela sulla spianatoia sempre con l’apertura dal lato opposto a voi e ripetete le piegature nella stessa maniera. Riponete in frigo di nuovo per mezz’ora (o come me 10 minuti nel freezer). Rifate il tiraggio della pasta e le piegature fino a quando non avrete fatto sei giri. A questo punto la pasta è pronta per essere cotta o surgelata. Io, in realtà l’ho spianata, l’ho messa fra due fogli di carta forno e l’ho conservata in frigo fino all’indomani, quando ho preparato dei cornetti con crema pasticcera e uno strudel salato con prosciutto e mozzarella. Ai miei figli sono piaciute tanto entrambe le cose e avrebbero voluto il bis… e io, da mamma amorevole quale sono, mi sono recata subito al supermercato e ho comprato quella pronta!!!



A presto con una ricetta più semplice e soprattutto veloce!

Stefania Oliveri

mercoledì 11 novembre 2009

Risotto pesto di pistacchi e salmone

Si fa un gran parlare dell’attesissimo (quantomeno da tutti i food bloggers) film Julia & Julie e così sabato siamo andati vederlo! Mi sono seduta abbastanza trepidante perché “una di noi” ce l’aveva fatta e aveva coronato il suo sogno (o almeno uno dei sogni ricorrenti di noi foodbloggeristi) e cioè diventare famosa con le sue prodezze culinarie. E quindi, più o meno, mi aspettavo di rivedere me alle prese con il mio blog, le mie ricette, le mie foto, i miei testi. E sicuramente sarò una voce fuori dal coro, e mi attirerò tutte le vostre ire funeste,ma devo assolutamente fare outing: ma a me non è piaciuto! Dopo un inizio abbastanza simpatico e divertente, tutto il film è incentrato sulla assoluta vaghezza. Julie potrebbe scrivere un blog su qualunque altra cosa e lo spettatore non se ne accorgerebbe nemmeno. Niente ricette, niente foto, nessuna ricerca. Il pathos che mi aspettavo di trovare per, non dico ogni piatto cucinato, ma almeno uno (uno solo) non c’è stato. Se non crisi isteriche per un arrosto bruciato… che se da una parte è vero che se si brucia qualcosa ci si resta male, dall’altra ognuno di noi cerca di non tramutare il tutto in un disastro, ma per lo meno di rimediare il salvabile. Filosofia che poi è anche quella di Julia Child!

Il parallelismo fra le due Julie, poi, è abbastanza sbiadito se non per una vaga venerazione della più giovane per la più anziana, anche se francamente alla fine ho trovato che tutto sia stato incentrato più sulla vendetta che su altro. Far apparire la più famosa come una tontolona, con una voce ridicola e un’intelligenza al di sotto del normale (che non le fa comprendere alcune situazioni abnormi), non mi sembra che il quadro che ne esca fuori sia dei più lusinghieri. Per carità, so che la vera Julia Child ha bruciato arrosti e soufflè, ha “spatasciato” uova e arrangiato piatti con verdure intere e non finemente tagliate a julienne, che poi invece magicamente apparivano per bene come dovevano essere, ma è pur vero che ha rappresentato una pietra miliare nella cucina america anche e forse proprio per la sua assoluta normalità in cucina (non è anche questa la forza di Nigella Lawson, che l’avvicina molto di più a noi comuni mortali che cuciniamo ogni giorno per le nostre famiglie e non ai grandi chef che ammiriamo, ma sono anche lontani mille miglia da noi?). E infatti (e qui forse sono malvagia) ha aspettato che l’anziana signora morisse prima di pubblicare il libro. Inoltre se tanto mi dà tanto, vorrei vedere quanto realmente Julie si è trasformata. Perché da quello che si intuisce le ricette di Julia invece erano piene zeppe di burro e colesterolo e se, veramente, l’odierna Julie ne ha fatte circa due al giorno (524 in 360 giorni), mangiando una porzione normale di ciò che ha cucinato e non buttando via gli avanzi (i piatti prevedevano ingredienti assai costosi trattandosi di cucina francese) allora la sperimentatrice avrebbe dovuto tramutarsi in una botte ambulante o, come meglio si dice a Palermo, “un’arancina coi piedi” (arancina a Palermo è femminile!!!). Più realisticamente è invece presentata la prima Julia: mastodontica! A parte queste considerazioni sulla linea della bloggerista (che comunque, ripeto, avrebbe dovuto essere un po’ più in carne, quanto meno per incarnare un tipo normale di amante del buon cibo… grasso), il film resta abbastanza in superficie e non delinea né il carattere dell’una né tanto meno quello dell’altra. Non è neanche un film così divertente, né polpettoso, né romantico, né di azione, insomma non riesce ad entrare in nessun genere e così già a metà del primo tempo ci si chiede quando arriva l’intervallo e al secondo tempo non si vede l’ora che finisca. Quindi, avrei speso meglio i miei soldi aspettando che uscisse in cassetta. Se però bloggeristi non siete, ma se state leggendo il mio blog, una qualche ricerca comunque la fate, e certo non vi fermate alla superficie del cibo, allora forse potrebbe piacervi, pensando a chi come me si affatica ogni giorno per cercare, sperimentare, cucinare, fotografare e mettere a disposizione di tutti il nostro piccolo tesoro “artistico”.



Dicendo questo vi lascio con una brutta foto di una ricetta, non proprio light, ma neanche lontanamente “degna” quanto a colesterolo e trigliceridi di Julia Child!... ma tanto quanto è importante l’immagine di un cibo??? Per la Powell e la Ephron non tanto.



RISOTTO PESTO DI PISTACCHI E SALMONE (questa ricetta è nata da una mia idea di accostamento dei due ingredienti… sono sicura che qualcun altro ci avrà già pensato, ma io non l’ho letto da nessuna parte… per cui mi fregio del nuovo accostamento!)


Ingredienti

Per il pesto di pistacchi:


2 manciate di pistacchi (sgusciati) di Bronte


½ spicchio d’aglio


8-10 foglie di basilico


Olio extravergine d’oliva q.b.


Sale q.b.


Qui la ricetta già comincia con il piede sbagliato, perché io, assolutamente lontana da chef e cuochi (ma io sono solo una che cucina per la sua famiglia, amici e parenti) metto tutti gli ingredienti in un mixer e trito… e il pesto è pronto! (Trucchetto: aggiungete un cubetto di ghiaccio per non fare annerire il pesto).


Per il risotto:


½ cipolla


Olio extravergine d’oliva


500 gr. di riso (io il Flora… ma anche qui mi rendo conto di non essere proprio in sintonia con la scuola di pensiero che vuole il Carnaroli…)


Vino bianco (forse mezzo bicchiere)


Brodo vegetale (o di dado o lo fate voi, meglio!)


1 confezione di salmone affumicato di 250 gr.


Parmigiano (chi lo vuole, ma se è risotto, anche se di pesce, secondo il mio modestissimo parere ci va!)


1 noce di burro per mantecare


Tagliare la cipolla a dadini piccoli piccoli e mettere a soffriggere con l’olio (ripeto, io sono siciliana e il burro lo uso poco!). Appena è pronta mettere anche il salmone tagliato a striscioline e far cuocere pochissimo. Quindi aggiungere il riso e mescolare fino a quando i chicchinon diventano trasparenti. Solo a questo punto aggiungere il vino e far evaporare (attenzione bisogna che evapori bene altrimenti rimarrà il sapore amarognolo del vino). Quindi aggiungere il brodo caldissimo. A questo punto due scuole di pensiero: 1. aggiungere il brodo a poco a poco e mescolare di tanto in tanto fino a quando il risotto non è pronto (come faccio io); 2. aggiungere una quantità d’acqua pari a due volte il volume del riso e non mescolare fino a quando non si asciuga (ma io non ho mai avuto il coraggio di provare!). A cottura ultimata, aggiungere il pesto, il burro (ora sì!) e il parmigiano… tutto fuori dal fuoco. E BON APPETIT!!!


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Gata da Plar "Come ti concio il salmone affumicato"


A presto

Stefania Oliveri

domenica 8 novembre 2009

L'arista alle prugne di Katty, ricordando la crostata di Adriano e la caprese di Lidia. Premi!


L'ottima ricetta di cui vi parlo oggi è l' ho trovata sul bellissimo blog di Katty. Ecco come si fa, si cita la fonte di ispirazione. Io non ho potuto rifare la ricetta di Adriano, nè quella di Lidia, ma, a mio modo, voglio ricordarli per il torto subito, da chi più potente e astuto si è appropriato delle loro ricette, senza nemmeno un ringraziamento.

Che non mi piace la carne, credo che si capisca dai pochi secondi che ho postato in questo blog. Io mi definisco una “vegetariana … mancata”, ma solo perché ogni tanto la carne la mangio. Però da quando ho intrapreso la carriera di “cuoca familiare” (cioè cucino per la mia famiglia, cioè mi sono sposata e ho messo al mondo i miei cuccioli), visto che la trasmissione della non piacevolezza della carne è avvenuta per DNA a miei 2 cuccioli grandi, cerco di fargliela mangiare in modo diverso dalla solita fettina. Infatti il “mancata” deriva dal fatto che se la carne è cucinata in maniera diversa dalle fettina arrostita, mi piace e come! Nel primo anno di matrimonio, quando non avevo mai cucinato nemmeno un uovo fritto, figuriamoci altro, se invitavo qualcuno a cena il secondo altro non era che pollo arrosto (rigorosamente comprato fuori). Per il resto non cucinavo niente che fosse vagamente animale. Una volta però attirata dallo spezzatino di soia, mi sono messa all’opera e ben allegra ho cominciato a spignattare. Ho aggiunto un sacco di aromi, i peperoni, forse anche le melanzane e non ricordo ancora cosa e l’ho presentato tutta contenta per cena. Mio marito, del tutto incredulo di trovare al suo desco qualcosa che ricordasse la ciccia, mangiava tutto contento. Mangiando, mangiando apprezzava la morbidezza della carne “quanto è tenera sto taglio”, “che buona, ma che carne è?” anche perché con tutte le verdure che lo ricoprivano sarebbe stato difficile capire cosa fosse. Così, del tutto contenta del mio successo confessai che fosse soia. Rapito, estasiato, coinvolto con tutti i sensi, mio marito continuava a chiedermi “ma che animale è?” E io continuavo a rispondere serafica “soia” e lui ancora “buona, ma che parte è?” e io ancora “soia”; fino a quando a un certo punto non contento della mia risposta mi chiese “ma che pezzo della mucca è!” E io, scoppiando a ridere, gli risposi “la parte che mangia!” Probabilmente assolutamente obnubilato dalla contentezza di mangiare qualcosa che vagamente assomigliasse alla carne, o forse anche a causa dalla tarda ora (io mi ritiravo alle 11.30 di sera dopo un corso che seguivo a Santa Agata di Militello in provincia di Messina e tornavo non prima di quell’ora e lui, dolce, mi aspettava per cenare!!!) o ancora perché la sua mamma (esattamente come la mia) non aveva mai preso nemmeno in considerazione di poter cucinare la soia al posto della carne, non poteva credere che fosse qualcos’altro che non spezzatino di vera e reale carne di animale. Da quel momento la soia fu un alimento importante nella nostra dieta, ma certo non potevo rischiare il divorzio da un carnivoro per eccellenza come mio marito, per cui ho deciso che la carne a casa nostra non sarebbe più entrata in forma di suola di scarpa, ma cucinata proprio come la soia, così da non riconoscere del tutto il suo sapore.



Quando ho visto quindi questa meravigliosa ricetta da Katty, non stavo più nella pelle. Per di più avevo un chilo di prugne secche da smaltire (di solito per cene a buffet le arrotolo con del bacon o del lardo di colonnata e le inforno – lo so fa molto anni ’80, ma mi piacciono da morire – ma dopo averli riproposti a tutti i miei amici, posso continuare sempre sullo stesso filone?). Così domenica ho preso il coraggio a quattro mani e l’ho fatto. Vi assicuro: libidine allo stato puro! Per cui amici miei che mi seguite sappiate che alla prossima cena vi ritroverete:


L’ARISTA DELLA DOMENICA


ingredienti:
1 kg di arista di maiale
20 gr di burro + 20 gr. di olio
odori per arrosto
80 gr di pancetta
1/2 bicchiere di vino
1/2 bicchiere di latte
300 gr di prugne secche senza nocciolo
marsala q.b.
sale e pepe


Ho messo a bagno le prugne secche con il marsala (o altro vino liquoroso) per almeno mezza ora. Ho inciso l’arista con un coltello lungo e affilato da parte a parte, facendo una specie di croce. Ho quindi riempito il taglio con tutte le prugne che ci stavano (spingete ben bene) e ho insaporito la carne con un rametto di rosmarino. Ho quindi ricoperto l'arista con la pancetta tutta a giro e l’ho legata bene con uno spago. Quindi l’ho fatta rosolare bene e da tutte le parti con il burro e l’olio e quindi ho aggiunto il vino. Non appena è evaporato, ho aggiunto il latte. Dopo circa 20/25 minuti di cottura ho aggiunto la bagna di marsala e prugne rimasta e ho lasciato cuocere ancora per 20/25 minuti. A questo punto bisogna lasciar raffreddare l’arista e quindi tagliare a fette e condire con il sughetto e le prugne.

Il voto che è stato dato all’uninamità dai miei familiari è stato 9, 5… ma solo perché forse ho lasciato cuocere un po’ troppo la carne. Io infatti ho riportato i minuti che secondo me ci vogliono per farla venire a puntino. Il sapore è eccellente perché le prugne si sposano benissimo con la carne di maiale e il sapore del marsala aggiunge raffinatezza a tutto.


Adesso un ringraziamento speciale va a Lady Cocca (che fra l'altro da pochissimo ha festeggiato -egregiamente- il suo primo bloganno -AUGURI!) per avermi assegnato un bellissimo premio. Il giochino l'ho già fatto e lo potete trovare qui e già l'ho rigirato a mia volta i blog che trovate sempre qui.

A presto
Stefania Oliveri

venerdì 6 novembre 2009

Ancora muffins (ma al ciocco bianco), ancora figli!


Riassunto delle puntate precedenti: figlio n.1 detto “il bello”, figlio n.2 detto “il medio micioso”. Passiamo quindi al pargolo n.3: “il cucciolo”. E’ il più piccolo e in quanto tale anche il più viziato. Viziato, certamente, non da me perché io ho una naturale propensione ad incarnare la signorina Rottermeyer di heidiana memoria (alias l’istitutrice di Heidi). Ma a casa non ci sono solo io e così il pargoletto è stato viziato ben bene da: 1. mio marito, 2. mia mamma, 3. la tata! E cosa potevo io, di fronte a tre titani del genere, che mi impedivano di impartire la disciplina? Questo piccolo esserino, fra l’altro, è sempre stato molto deciso e volitivo fin da piccolissimo e (torniamo a Dante) fino a tre anni mangiava di tutto! Ma la sua volontà, a tre anni, decise che non doveva più mangiare e soprattutto niente che contenesse il colore rosso o arancione. Non vi dico appena c’era una piccola carotina o un pezzetto piccolissimo di pomodoro cosa succedeva. Decisi di impormi con il metodo Rottermeyer. Così ogni pranzo e ogni cena, dopo infiniti pianti e strilla per affermare la sua volontà, finiva sempre con la minaccia da parte mia di contare fino a tre, termine ultimo per impedire che il cucchiaio di legno venisse usato sul suo culetto. Per fortuna, devo rassicurarvi, che non è mai stato usato, perché quando arrivavo a due, evidentemente la mia faccia convincente, lo persuadeva subito a mangiare. La soddisfazione però la prendeva mi madre, che da un lato se la rideva perché anche io stavo subendo ciò che io avevo inferto a lei, dall’altro mi ammirava perché riuscivo comunque a farlo mangiare (lei non ci riusciva con me … ma non ha mai contato!). Non vi dico però il mio fegato. Ho cercato allora di prenderlo con il “dolce” … preparando goduriosi manicaretti che venivano mangiati con gran voracità dai pargoli n. 1 e 2, con mia grande soddisfazione, ma lui non ne assaggiava (e tutt’ora non lo fa) neanche un pezzetto (e qui non mi andava di contare, perché sempre dolci erano, meno ne mangiava meglio era!). Certo, devo confessarvi che se cucino la carne o gli do un pezzo di formaggio lui li mangia e anche ben volentieri. E questo per me è grosso smacco, perché il DNA maritale ha prevalso su quello mio, che invece preferisco di gran lunga dolci e primi e non mangio “quasi” nessun formaggio. La frustrazione maggiore deriva poi dal fatto che non solo non mangia le cose che gli cucino, ma che addirittura preferisce mangiare tutte le schifezze industriali che gli propina la pubblicità. E io che mi affatico a preparare e lui che si ostina a non mangiare!

Ancora. Anche con il pargolo n. 3 purtroppo l’argomento scuola è un tasto dolente. A differenza dei fratelli lui, però, ama leggere (tutto la mamma!!!) e ha cominciato a leggere i libri da solo non appena ha imparato a sillabare. Ma, c’è un ma. La sua infinita intelligenza (tutto sua madre anche in questo caso!!!) gli ha fatto scoprire subito una tipologia di lettura adulta: la predizione. Così non appena comincia una parola già lui passa a quella successiva indovinando dal testo la parola adatta. Questo unita alla sua scarsa considerazione per lo studio (“ma se leggo”), ha portato il cucciolo a non conoscere la differenza fra le parole con le doppie e quelle senza, e quindi a una lettura spedita (più del normale) ad una comprensione matura e ad una rielaborazione personale, che però si accompagna a un disastroso scritto. Dunque non scrive! Soddisfazioni grandi mi riserva però con l’inglese, per il quale è veramente portato (tutto sua mamma!!!).

Qualche indecisione ancora ce l’ha, invece, con lo sport (proprio tutto sua mamma!) e con una famiglia di sportivi alle spalle (quella di mio marito) dove non solo si pratica, ma lo si segue anche alla TV (mia suocera si vede tutte le partite di pallone e di palla a canestro – o era basket, tanto per me è lo stesso -… grazie a Dio mio marito, no!), non vi dico l’onta che rappresenta il mio povero cuccioletto, che ancora non ha deciso cosa preferisce NON fare! (Ma ogni tanto, sta legge del contrappasso, non doveva anche colpire il ramo paterno? Ben fatto amore cuccioloso della mamma tua!). D’altro canto anche lui ha un muscolo molto ben allenato, proprio come quello della sua mamma: l’ugola! Il mio piccolo parla sempre, sempre, sempre. Anche di notte. Anche da solo. Anche dentro la piscina, dentro l’acqua del mare. Parla quando deve fare i compiti, parla quando dovrebbe mangiare, parla in chiesa, parla a scuola (arridaglie ai ricevimenti), parla con tutti e canta, canta, canta. Tanto che il mercoledì aspettiamo X Factor insieme! E ci arrabbiamo quando fanno uscire quelli più bravi e fanno rimanere quelli meno bravi perché devono ancora imparare… ma non dovrebbe vincere chi ha l’x factor, e chi ha l’x factor non dovrebbe almeno, anche sapere cantare? Ma questa è un’altra storia.



Comunque due giorni fa c’è stata una svolta, almeno in campo gastronomico. Ho provato dei meravigliosi muffins (naturalmente senza glutine) fatti apposta per me dalla meravigliosa proprietaria del blog “La cucina di qb”. Tutto contento mi ha aiutata a farli, eccitato dal fatto che ci fosse il cioccolato bianco. Sfiduciata, come sempre, ho pensato che non appena pronti mi avrebbe detto “li mangio dopo” e questo dopo si sarebbe trasformato in un mai. E invece non solo li ha assaggiati, ma li ha portati anche a scuola guadagnandosi dei punti dalla maestra che li assegna solo a chi porta merende “sane” - nel senso di salubri . Questa precisazione nasce da un fatto accaduto una volta. Proprio questo pargolo ci lasciò totalmente basiti quando alle mie rimostranze per convincerlo a mangiare un ghiacciolo alla frutta piuttosto che un pacchetto di patatine perché il primo era molto più sano di queste ultime, lui mi rispose “non è vero mamma, ho visto un bambino che aveva un ghiacciolo tutto rotto”! Per cui adesso, per essere precisi, devo sempre specificare… altrimenti son guai!


TORTINO-DI-MANDORLE-E-CIOCCOLATO-BIANCO (http://www.lacucinadiqb.com/2009/10/tortino-di-mandorle-e-cioccolato-bianco)


Ingredienti


150 gr di zucchero

150 gr di farina di mandorle (o mandorle tritate finissime)
150 gr di farina di riso
1 bustina di lievito Pan degli Angeli

qualche goccia di aroma alle mandorle (io non l’avevo e non l’ho messo)
2 uova grandi allevate rigorosamente a terra
100 gr di yogurt (io ho usato quello alla vaniglia di Granarolo)
100 gr di burro chiarificato morbido
200 gr di cioccolato bianco (io Galak)

(Le marche non sono specificate per fare pubblicità,ma per permettere a tutti di sapere quali prodotti non contengono sicuramente glutine, né alcuna contaminazione)


Procedimento

Nel Bimby abbiamo montato le uova con lo zucchero fino a renderle spumose. Nel frattempo nel forno a microonde (a bassissima temperatura) abbiamo fatto sciogliere il burro con il cioccolato, che abbiamo poi aggiunto alle uova. Abbiamo setacciato la farina di riso con il lievito ed infine abbiamo aggiunto tutti gli altri ingredienti. Abbiamo quindi versato la pastella nei pirottini di silicone, riempendoli quasi completamente. Li abbiamo messi a cuocere nel forno già caldo, statico a 190° per 35-40 minuti, fino alla completa asciugatura interna del dolce. Abbiamo fatto raffreddare sopra una gratella e spolverizzato “con una nuvola di zucchero a velo”.


Ottimi veramente… e sono piaciuti anche a mia mamma che non ama né il cioccolato bianco né questa tipologia di dolci.


Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna



[MUFFINS+MANIA.JPG]

martedì 3 novembre 2009

I Muffins con mandorle e gocce di cioccolato di "qb"

Riassunto del puntata precedente (anzi del primo girone): si è parlato del figlio n. 1 detto “Il bello”, fine.

Seconda puntata: il pargolo .2: “Il medio”. Egli è l’unico che non mi fa penare (o non tanto, quanto meno) quando si siede a tavola. Nel senso che se trova qualcosa che gradisce allora la spazzola in un nano secondo. Avete presente gli affamati? alla stessa maniera. Tanto che in famiglia viene soprannominato “l’allafannato” (cioè “colui che mangia in maniera ingorda come se non avesse mai visto tanta grazia di Dio attorno o davanti a lui”). E se non mi fa penare per quanto mangia, mi fa penare molto per come mangia! E qui, legge del contrappasso smentita, ma “meraviglia fatta” assolutamente confermata (il figlio di nostri amici mangiava alla stessa maniera del mio e io pensavo “ma non gliela insegnano l’educazione a ‘sto maialino?” Ecco fatto!).

A scuola con lui ho avuto delle soddisfazioni (certo niente a che vedere con i miei risultati, ma se la mater semper certa est e pater nunca, in questo caso, invece, si conferma che mio marito è assolutamente il padre!). Però se non mi posso lamentare per i risultati, non lo stesso si può dire del suo comportamento. Quindi, anche con lui, quando vado ai suoi ricevimenti genitori, mi vergogno come una ladra. La frase che mi sento più spesso dire è “signora, ma anche a casa è così agitato?” ed io con un’espressione assolutamente sconsolata e afflitta vorrei dire che “no, assolutamente no, siete voi che non lo sapete trattare”, e invece il mio viso, senza bisogno di parole, dice “sì, assolutamente sì, non so che fare, aiutatemi voi, vi prego!!!”. Ma se il papà del pargolo scendeva da sopra l’ascensore (non dentro, sopra, sopra la cabina stava), anche qui una certezza ce l’ho!

Per il vestiario, ancora non è ai livelli del n. 1, ma certo è ben lontano da come vorrei che si vestisse io… non ho speranze!

Non vi dico poi quando si tratta di aiutarmi. “Andiamo a fare la spesa?”, io. “Che noia, che strazio, tutta questa strada!”, lui. “Ma poi tu mangi (sbafi sarebbe più adatto) tutto quello che preparo e ti piace”, sempre io. “Ma lo faccio per gentilezza”, sempre lui. E via così fino a quando mi scoccio e vado sola!

E non vi dico se mi azzardo a fargli una coccola in pubblico. E se per caso piove e io amorevole vado a prenderlo a scuola, premurosa con l’ombrello, mi guarda torvo, come se fossi una specie di megera. Poi, però, la sera mi viene vicino e mi chiede ancora “micioso” “mamma, mi abbracci?”… ormai anche il n. 2 l’ho perso (almeno in pubblico), ma non definitivamente!

E allora non mi rimane che cucinare e coccolarlo ancora un po’ così:



MUFFIN CON FARINA DI MANDORLE, RISO E GOCCE DI CIOCCOLATO

La ricetta è di La cucina di qb. La voglio ringraziare in particolar modo perché ha realizzato questi muffins pensando a me che sono celiaca. Mi hai commossa! Grazie di cuore!

Fra parentesi metterò le mie piccole modifiche.

Ingredienti:

150 gr di zucchero aromatizzato con vaniglia (io zucchero normale con l’aggiunta di un cucchiaino di vaniglia liquida – sempre quella bourbon)


75 gr di farina di mandorle (o mandorle tritate finissime)


75 gr di farina di riso


1/2 bustina di lievito


6 cucchiai di latte intero (io latte di soia)


2 uova grandi (rigorosamente allevate a terra)


120 gr di yogurt (io alla vaniglia)


150 gr di burro chiarificato morbido


130 gr di gocce di cioccolato fondente


Qui il procedimento l’ho cambiato perché non avevo capito qualcosa. Così ho montato le uova con lo zucchero, poi ho aggiunto le mandorle e poi la farina di riso setacciata con il lievito, lo yogurt ed il latte ed infine le gocce di cioccolato. In realtà dovevo infarinarle, ma io l’ho dimenticato. Forse però essendo dei muffins dovevo seguire la regola d’oro “i solidi da una parte, i liquidi dall’altra e poi mescolare tutto insieme” e l'impasto dovrebbe risultare un po' granuloso. Versare il composto a cucchiaiate (un cucchiaio abbondante) e cucinare nel forno statico (mai ventilato) caldo a 190° per 25 minuti (controllando la cottura con lo stecchino che deve risultare asciutto).

Farli raffreddare sopra una gratella per dolci e servirli dopo averli decorati con zucchero a velo.

Un consiglio: mettete le gocce di cioccolato all’ultimo momento e infarinate, altrimenti vi precipiteranno in basso come è successo a me. I muffins erano buonissimi anche se il cioccolato è tutto depositato in fondo!


Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna

[MUFFINS+MANIA.JPG]

Tanto per non smentirmi nella mia sbadataggine e nelle cose strane che faccio, volevo chiedere ancora una volta PERDONO a Ele, Alice e Martino di Alice nella cucina delle meraviglie per aver dimenticato di citarli nell'elenco dei blog da me premiati. Carissimi con grande affetto vi passo allora tutti e tre i premi. Li meritatate a prescindere, li meritate per la mia 'ndranaggine (a buon intenditor poche parole!!!)

A presto

Stefania Oliveri

lunedì 2 novembre 2009

Tacchino e purè di mele e una storia fantastica! e Premi!


Sono sicura che non ci crederete mai, ma sto per raccontarvi una storia che se fosse la trama di un film sarebbe sicuramente credibile, perché un film, ma sarebbe sicuramente catalogato fra i film polpettoni e irrealistici, ma simpatici, di quelli che certamente non costituiscono la pietra miliare del firmamento cinematografico, ma che si vanno a vedere perché sono rilassanti e divertenti. Ma vi giuro che invece, tutto quello che sto per raccontarvi è la pura verità. Una verità che va ben oltre l’immaginazione, che a raccontarla sembra inventata. Ma cominciamo dal principio (non spaventatevi, cercherò di essere breve). Vi ricordate il post scritto su Celeste? Sì, il fruttivendolo, il mio fruttivendolo di Sferracavallo. E vi ricordate la storia che ne è seguita, quella della pubblicità per intenderci? Be’ se non la ricordate i rimando qui e qui, ma adesso vi racconto il seguito. Sì, perché la storia ha un seguito. Domenica mattina. I miei pargoli n.1 e n.2 hanno la febbre. Il 2 addirittura ha le visioni durante tutta la notte, per cui nottataccia per tutti (o quasi). Dicevo domenica mattina, tutti dormono e io, ormai assolutamente blog addict e victim, accendo il computer per vedere le novità. Sabato e domenica sono giorni meno intensi dal punto di vista “pubblicativo” e quindi decido di vedere la posta (non lo faccio quasi mai!) e sorpresa trovo una e-mail con il nome di una persona sconosciuta. Che fare? Di solito le cestino senza nemmeno pensarci per paura di qualche virus (a casa per ora, fra l’altro ne abbiamo già in abbondanza, non ho certo bisogno che i virus vengano ad abitare e colonizzare anche il mio portatile!!!). Ma l’oggetto attira inesorabilmente la mia attenzione: “Celeste!”. Mi avvio con timore ad aprire questa posta, è troppo più forte di me! E con mia meraviglia trovo una lettera che mi fa scoppiare a ridere fragorosamente, svegliando inevitabilmente marito e figlio, che invece dormono beati accanto a me! Questo il testo:


“Mi scusi per l'intromissione nel suo spaziovirtuale "privato" ma credo di doverle delle spiegazioni.
Sono la signora che ha consegnato a Celeste il foglio A4, ma in realtà quel foglio era una copia del suo spiritosissimo articolo. L’aveva letto mia sorella, che vive a Bari e la segue con interesse, e me lo aveva segnalato.
Io ne avevo accennato a Celeste scherzando sul fatto che si faceva pubblicità "a gratis" e lui mi aveva chiesto di poterlo leggere.
Detto fatto l'ho stampato e recapitato...
Buffo pensare che lei era lì, mi sarebbe piaciuto conoscerla! Comunque non è detto che non accada visto che anch'io faccio la spesa da lui.
Un affettuoso saluto

R…” (ometto il nome per riservatezza, ma se l’autrice di questa lettera mi autorizza, lo pubblicherò).

Bellissima e-mail, no?
Non è una storia incredibile? Non trovate straordinario questo nostro piccolo mondo? Comunque mi farebbe tanto piacere sapere chi fra voi è la sorella di Bari e conoscere R. … perché no, magari proprio da Celeste. Chissà quante volte ci siamo incrociate!


E adesso, come sempre (perché altrimenti che food blog sarebbe), passiamo alla ricetta. Questo tacchino è proprio quello che abbiamo mangiato domenica a pranzo e voglio ringraziare Daniela di Menù Turistico, perché la ricetta l’ho presa proprio da lei. (visto come si fa? Si cita la fonte!!! – nota leggermente polemica per chi sapete voi! -).

FESA TACCHINO CON PANCETTA E PURE' DI MELE




Per 5 (mangioni)

  • 900 gr di fesa di tacchino

  • filo da cucina per legare l'arrosto

  • 3 foglie di salvia, un rametto di rosmarino, uno di timo

  • 10- 12 fette circa di pancetta

  • olio extravergine d’oliva

  • dado classico

  • 1 bicchiere di vino bianco secco

  • 1- 2 cucchiaini di fecola di patate

Per il purè di mele

  • 1 kg di mele (io ho usato le Gold, perché avevo quelle, Daniela suggerisce le Stark o le Renette)

  • il succo di 1 limone

  • 2-3 cucchiai di fecola di patate

  • 1 noce di burro

  • sale

Ho preparato la fesa di tacchino arrotolandola un po' su se stessa spolverizzandola con le foglie di salvia, il rosmarino e il timo secchi tritati. La forma della carne deve essere quella di un brociolone il più possibile compatto. Ho ricoperto tutto l'arrosto con le fettine di pancetta (perché non avevo letto che si dovevano mettere solo sulla parte superiore). Ho legato strettamente la fesa con la sua copertura e l’ho adagiato in una pentola capace a fondo spesso (proprio come aveva suggerito Daniela, ma io non l’ho di rame) e ho fatto rosolare la carne con un po' di olio. Non esagerate, perché la pancetta perde il suo grasso in cottura e poi vi trovate un lago di olio. Quando si è ben rosolata, l’ho bagnata con il bicchiere di vino bianco e una volta evaporato, ho sbriciolato mezzo dado da brodo nel tegame e ho allungato il fondo di cottura con dell'acqua calda (un bicchiere o poco più). Coprite con un coperchio e fate cuocere per un totale di 40 minuti e tutto risulta cotto a puntino e saporito. State attenti però a che l’acqua non evapori prima del tempo, se così dovesse essere aggiungetene ancora un po’. Ho quindi tolto l'arrosto dal tegame e l’ho lasciato riposare su un tagliere. Quindi ho aggiunto al fondo di cottura nel tegame i cucchiaini di fecola mescolando velocemente con una frusta. Questo rende il sughetto particolarmente denso e piacevole. Lasciate sobbollire per qualche minuto e spegnete il fuoco.
Intanto ho preparato il puré di mele. Ho sbucciato le mele e le ho tagliate a tocchetti e le ho cotte in pochissima acqua a fiamma bassa finché non sono sfatte. Quindi le ho frullate e ho aggiunto il succo di limone, un pizzico di sale e la fecola, per ottenere un composto piuttosto consistente. Ho rimesso il recipiente sul fuoco con la noce di burro e ho fatto cuocere, mescolando, finché il composto non è risultato ben amalgamato e ha preso la consistenza di un classico puré.
Servire le fette di arrosto tagliate non troppo sottile e irrorate col loro fondo servire insieme al puré caldissimo (“è ottimo contorno per cani arrosto e anche per il pollame, perfino lessato” suggerisce sempre Daniela). Se non piace il puré di mele, è ottimo con il classico puré di patate. Ma, ormai lo sapete, a me piacciono i sapori agrodolci…

Passiamo ora ai premi. Voglio ringraziare Webmaster di Cucina vegetariana per questo premio che mi ha assegnato

E ancora Marifra79 di Menta e Liquirizia ed Edi di Il Golosorso ed io



Questo premio include un gioco, al quale partecipo volentieri. Si tratta di rispondere a 10 domande e cercherò di essere sintetica!

1) In quale animale ti incarneresti?

Animale? Giammai, piuttosto una bellissima, famosissima, ricchissima, amatissima attrice … o almeno nel suo gatto!;

2) Di chi o che cosa non potresti fare a meno?

L’elenco è lungo! Ma se proprio devo scegliere, gli elettrodomestici;

3) Cosa apprezzo di più di una persona?
la sincerità (ad ogni costo… magari con diplomazia) e l’allegria;

4) Di che colore preferisco vestirmi?
Dovrei vestirmi di nero perché smagrisce, ma poi uso una varietà di colori infinita che mi porta per necessità ad avere una collezione di un centinaio di paia di scarpe (lo posso confessare perché mio marito ha già avuto il suo attacco di cuore durante il cambio di stagione!!!)

5) Definisciti con tre parole:
Bella, alta e … famosa (ormai!), no formosa FAMOSA!!!;

6) Un viaggio che vorrei fare o un paese che vorrei visitare:
Uno? Tutti! Però andrei a vivere volentieri in Spagna;

7) Citazione preferita:
”Forse non andremo più vagando così tardi nella notte,

anche se meno amore non ha il cuore

e come prima brilla la luna”

Lord Byron

8) Cosa ti piacerebbe fare:
Diventare ricca per dedicarmi solo ai miei hobby;

9)Se non ti dedicassi a quello che fai cos'altro ti piacerebbe fare:
Insegnare (sempre), ma all’università!!!

10) Qual è la tua maggior stravaganza?
sarebbe più semplice dire qual è la mia maggiore normalità….

Passo il gioco a:

Barbara di Chez Babs

Lo di Galline 2nd life

Giusy di Gli amori di Dida

Claudia di Scorza d'arancia

Il mio piccolo pargoletto (il n. 3 per intenderci quello del blog) ha assegnato il premio a:

Mariù di Porgi l'altra pancia (mio figlio vuole sapere tutto di te!)

Evelin di Agave Palermo Blog

Roberta di I pasticci di Roby

Irene di Magico Forno

Le ricette di mamma Anitina

Milla di Il dolce mondo di Milla

Claudia di My ricettarium

Anna di Anna the nice

E infine, ma non ultima, voglio ringraziare Irene di Magico forno che mi ha assegnato questo simpaticissimo premio!!!

A presto

Stefania Oliveri

venerdì 30 ottobre 2009

Apple muffins


Se mi avessero mai chiesto se credo alla legge del contrappasso di “dantiana” memoria, gli avrei sicuramente risposto di no! Certo è stata una trovata geniale da parte del toscano, ma sempre di letteratura si parla! E mai e poi mai avrei potuto pensare che invece la novella Beatrice (visto che femmina sono!) avrebbe scritto il sequel: “La Divina Commedia 2”. E sì, signore e signori, ogni giorno io mi ritrovo in mezzo al cammin di nostra vita in uno dei gironi di rinomata memoria a ripercorrere con i miei figli quello che mai avrei immaginato. E così cominciamo con il pargolo n. 1, quello grande, l’adolescente. Egli (ma forse sarebbe più adatto dire “ei”) indossa i pantoloni a vita bassa (“quello dove arriva la cintola”, ho spiegato, “si chiama in un’altra maniera e non è indicato anatomicamente come “vita”, ma come “c…”). Ho cercato anche di stringere un accordo e cioè che dovevano arrivare all’altezza delle mutande, ma ahimé (ahinoi, ahitutti) l’accordo è sfumato miseramente fin dal principio. Ma io ero una brava ragazza che si vestiva proprio come desiderava la sua mamma e qui Dante non ci avrebbe azzeccato.

Ancora. Egli, il pargolo, si ostina ad allisciarsi i capelli per metterli tutti davanti la faccia (e sì che invece mi è venuto riccioluto come i miei fratelli e se fosse stato adolescente negli anni ’80 avrebbe sfoggiato una capigliatura da far invidia a Toni Manero) e qui la legge ha funzionato in quanto anche io mi dannavo per avere i capelli vaporosissimi (eravamo appunto negli anni ’80), ma sempre lisci, anzi chiodi, mi rimanevano! Fra l’altro è pure carino (e non pensiate che lo dico perché “ogni scarafone è bello a mamma sua”!): biondino, occhio azzurro, bel fisichetto… ma evidentemente non è di moda, e mi ha proposto di scurirsi i capelli e mettere le lentine scure!!! Ma la cosa che più di tutte mi fa dannare (e che dimostra, senza ombra di dubbio alcuna, la veridicità del legge) è proprio il suo fisichetto. Di famiglia abbiamo una naturale propensione a non ingrassare (io l’avevo e l’ho persa, se qualcuno la trovasse è pregato di farmela riavere). Naturale propensione che viene avvantaggiata dal fatto che non ci piace mangiare (anche questo io l’ho perso, ma se lo trovate ve lo potete tenere!). Mia madre con noi tre figli ha patito per tutta la nostra infanzia perché di mangiare non ne volevamo proprio sapere! E qui casca l’asino (e ritorna Dante), anche i miei figli (almeno due su tre) non hanno intenzione di mangiare. E io lì a penare come la mia mamma, prima di me! Non vi racconto poi tutte le vicissitudine scolastiche del mio dolce pargoletto… sappiate solo che, ogni volta che sono andata ad un ricevimento dei genitori, ho cercato sempre di nascondere il fatto che io insegnassi! Ma si sa “la moglie del calzolaio va con le scarpe rotte”! E invece io ero bravissima, ho sempre preso il massimo dei voti dalle elementari all’università e oltre! Ma siccome il DNA si divide esattamente a metà, la legge del contrappasso stavolta è toccata a mio marito… ma allora perché tocca a me fargli fare i compiti e andare ai ricevimenti???? (adesso lo so che dovrò scrivere un post tutto per lui per rimediare e per fargli comprendere che nonostante tutto lo amo infinitamente!)

Passiamo ora al pargolo n. 2. Anzi no, ci ho ripensato, sto scrivendo “la Divina Comedia 2” e allora al prossimo post, vi racconterò della creatura che sta nel mezzo!

La ricetta che posto oggi è però molto piaciuta al pargolo n.1. E quindi voglio ringraziare la carissima Adelaide di “Diario di una passione” per aver rielaborato una ricetta di Paoletta di Anice Cannella. E io che sono una copiona (ma di quelle che però cita la fonte) li ho rifatti precisi precisi, anzi no…qualche modifica l’ho apportata anche io!




Ed ecco allora i miei ex cherry, ma adesso

APPLE MUFFINS (d’altrocanto devo seguire la stagionalità degli ingredienti o no?)



Come dice Adelaide: “La farina di riso rende il muffin molto delicato, quasi friabile, meno compatto per intenderci, ma assolutamente gradevole e ripeto, leggerissimo!” Ma io la prossima volta dimezzerò la dose della farina di riso e la integrerò invece con la fecola di patate per avere un risultato più omogeneo!


Ingredienti per circa 16 muffins

  • 200 gr. di farina di riso

  • 90 gr. di farina di mandorle

  • 170 gr. di zucchero

  • 2 cucchiaini di lievito per dolci

  • 1/4 di cucchiaino di bicarbonato di sodio

  • un pizzico di sale

  • 65 gr. di olio

  • 1 uovo

  • 220 ml di latte

  • 1 mela bella grossa (Royal gala) (ma Adelaide aveva usato 150 gr. di ciliegie tagliate a pezzettini + 16 intere)

I muffins sono la cosa più facile e veloce da realizzare perché seguono una regola d’oro: prima gli si mescolano tutti gli ingredienti secchi (farina di riso, farina di mandorle, bicarbonato, lievito, zucchero e sale) tutti insieme in una ciotola; poi si mescolano tutti gli ingredienti umidi (latte, uova e olio) in un’altra ciotola. Quindi si uniscono gli ingredienti liquidi a quelli solidi, ma senza girare troppo. Alla fine ho aggiunto la mela tagliata a tocchetti piccoli. Ho riempito degli stampini in silicone per 3/4 e ho messo al forno (assolutamente statico, mi raccomando) a 190° per circa 20 minuti. Alla fine ho spolverizzato con zucchero a velo.

Ottimi veramente!


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna che scade il 28 febbraio 2010.





A presto

Stefania Oliveri

martedì 27 ottobre 2009

Coniglio alla Cacciatora (mai ricetta fu più adatta alla Moroni!)

Solidarietà ad Adriano di “Profumo di Lievito” e a Lydia di “Tzatziki a colazione” e anche a tutti gli altri (ahimé tanti!): tutte noi copiamo le ricette, certe volte pedissequamente, certe volte apportando modifiche, altre ancora innovando... ma certo non lo facciamo a scopo di lucro e comunque ogni volta che lo sappiamo citiamo la fonte! Questo non è illegale, questo non è brutto, questo non è plagio. Questo è inno, questo è omaggio, questo è rispetto! Quello che fa la Moroni (chiamarla signora mi sembra troppo) è oltremodo oltraggioso!

Quando scrivo qualcosa sul blog mi ispiro alla realtà che mi circonda. Certo, a volte, mi lascio prendere un po’ la mano ed esagero un poco… a volte focalizzo la mia attenzione su un particolare … ma ciò non vuol dire che quello è la sola e unica verità che esiste. E così, devo confessarvi, che mio marito ha letto il post che lo riguardava. L’ultimo, quello che speravo non leggesse mai, quello in cui dico che non cucina. Il che è assolutamente vero. Come è vero che in casa per 335 giorni all’anno non mi aiuta. Ma la motivazione è più che nobile: fatica tutto il giorno fuori casa. Avete capito bene: ciò succede per 335 giorni, perché nel mese di vacanza della COLF, invece mi aiuta e tanto e anche i miei figli (ma questo già l’ho scritto, ma lui non l’ha letto!). E che, se è vero che anche io lavoro, è pure vero che la donna delle pulizie,ce la possiamo permettere grazie al suo lavoro… perché io insegnante sono (quanto posso guadagna’). Per cui l’aiuto che non mi dà lui personalmente, me lo fornisce a suon di “dindini”. Ma a parte tutto questo, volevo sottolineare con questo post e non perché voglio rimediare a torto o per piaggeria, ma perchè in realtà è un marito eccezionale, che accompagna a scuola il nostro piccolino e lo va a prendere; che, quando è libero, si dedica ai figli in maniera strepitosa; che quando erano piccoli ha cambiato loro i pannolini e ha raccolto vomito; che si alzava la notte per dare il latte al cucciolo di turno; che prepara i pancakes benissimo; che è sempre pronto ad uscire quando glielo chiedo e non è un pantofolaio; che gli piace ballare e non perde occasione per farlo; che apprezza tutte le pietanze che preparo anche quando vengono un po’ bruciacchiate, insipide, crude, scotte; lui che vorrebbe mangiare sempre e solo pasta con la salsa e carne arrostita, mi fa mille complimenti per le stranezze che preparo; che mi accompagna il sabato a fare la spesa grossa per tutti i supermercati di Palermo e dintorni; e soprattutto (ma altro non posso dire) che mi riscalda i piedi ghiacciati senza alcun lamento quando in inverno glieli appiccico alle cosce! Per questo e tanto altro lo amo e lo apprezzo… e per questo mi ostino a dimostrarglielo cucinando per lui. E quindi, personalmente, posso dire che io già il mio SUPEREANALOTTO l’ho già vinto quando ho sposato lui: L’UOMO DELLA MIA VITA!

Ora siccome lui ama maggiormente la carne e a lui è dedicato questo post, pubblico la ricetta del classico


CONIGLIO ALLA CACCIATORA (ovvero quel coniglio -forse ho sbagliato animale... squalo più appropriato? - della Moroni)



1 coniglio a pezzi


250 gr. di olive verdi di Castelvetrano


1 costa di sedano


1 cipolla media


Olio extravergine di oliva


Mezzo bicchiere di aceto di vino bianco


2 cucchiai di zucchero


Sale


Ho fatto scottare il coniglio con un po’ di olio e quindi ho aggiunto la cipolla tagliata a fettine e il sedano tagliato a tocchetti e ho fatto rosolare. A questo punto ho aggiunto l’aceto e lo zucchero e ho fatto cuocere a fuoco basso per circa 20/25 minuti con il coperchio sollevato da una paletta. Ho aggiunto quindi le olive denocciolate e ho fatto cuocere per altri 10 minuti. Si può mangiare caldo, tiepido o freddo, è sempre buono!

domenica 25 ottobre 2009

Ricotta e loti "Buoni e Veloci"!!!


Ieri Gunther scriveva fra i commenti che forse mio marito è geloso di questo blog. E se non lo conoscessi così a fondo come lo conosco, direi proprio di no. Devo confessarlo, forse lo sarei anche io. Sì, perché una passione che è nata in sordina, piano piano, per far passare quell’infinito tempo che trascorrevo a far fare i compiti a mio figlio, si è dilatato e adesso, ogni minuto è buono per mettermi davanti al computer e passare del tempo con il mio blog. Il tempo impiegato comincia già con il reperimento delle materie prime (“ma quanto ci stai a fare la spesa?”, “ma perché dobbiamo girare tutti i supermercati di Palermo?”). Poi arrivo a casa tutta contenta e come una sorta di invasata mi metto a spadellare davanti ai fornelli e nessuno mi può disturbare (a parte “mamma, mi dai soldi che devo comprare…”, “mamma, come mi vesto?” – così poi, l’adolescente, mette tutt’altro, insomma giusto per sapere cosa non mettere -, “mamma, lo fai finire!”, “mamma, non mi fa giocare alla playstation” – questo, a turno, me lo vengono a dire tutti e tre), perché io tanto non li sento e non intervengo (a parte quando il grande ha strappato la felpa al medio…). Poi si passa alla “mise en place” (è vero, questo mi occupa poco tempo, e si vede, perché tutti sono affamati e vogliono mangiare) e la fotografia… anche qui poco tempo (“si raffredda, dobbiamo mangiare sempre tutto freddo?”). Poi devo passare del tempo per scaricare le foto, per scegliere quelle migliori (!?!?) e scrivere il nome (per fanatismo, così se me le rubano, sanno di chi sono… ma non è mai successo e questo mi rattrista grandemente!). Poi scrivere il post, caricare le foto e pubblicare. Ma non è finita qui, perché poi ci sono i commenti da leggere (e quanto mi diverto) e quindi da rispondere. E poi dulcis in fundo, mi DEVO tenere aggiornata su tutto quello che fate. E qui passo ore e ore. Sì perché, anche se il blog ha deciso che posso tenere d’occhio solo 300 di voi, io ho trovato il sistema per aggirarlo e già ne seguo 378! Considerando che c’è qualcuna di voi molto solerte, che pubblica ogni giorno e qualcuna un po’ più lumachina che pubblica solo una volta a settimana, ogni giorno almeno 60 blog li visito di sicuro… e qui l’altro lavoro: leggere attentamente, scrivere dei commenti, salvare le ricette che voglio rifare (lo so, ne ho talmente tante che avrò bisogno di almeno 5 vite… e io sono per giunta cristiana e non credo nella reincarnazione…, magari visto che esiste l’infinito nell’aldilà, potrei approfittarne!) E questo è il momento più bello in assoluto. Sì, perché non vedo l’ora di venirvi a trovare. Qualcuna perché scrive in maniera tanto divertente che mi sentono ridere pure al piano di sopra, altre perché pubblicano fotografie fantastiche che mi fanno sognare e che mi fanno quasi immaginare di mangiare quello che vedo, altre perché sono persone dolcissime, altre ancora perché pubblicano ricette in perfetta sintonia con i il mio gusto, altre perché le sento amiche senza neanche averle mai viste. E allora ecco scatenarsi la gelosia del mio cucciolo più grande: il maritonzolo! Che vorrebbe che ogni minuto libero lo dedicassi soltanto a lui… Ma adesso c’è un ulteriore distrazione. Oltre ad aver influenzato tutta la famiglia (vuoi o non vuoi sono tutti coinvolti nel processo succitato) per cui i miei figli mi consigliano su le ricette da realizzare, il set fotografico, l’inquadratura e l’angolazione delle foto, anche il cuccioletto di casa stava proprio diventando geloso come il paparino…, ma, come sempre, non si è perso d’animo, e ha deciso di fare un blog tutto suo su fate, folletti ed elfi. E invece di essere colpito dall’influenza, è stato contagiato anche lui, inesorabilmente e inevitabilmente dalla blogsfera, proprio come la sua mamma! Quindi mie care e cari (perché grazie a Dio qualche uomo lo si trova pure tra i fornelli), se volete andarlo a trovare basta cliccare qui… e, per favore, lasciategli qualche commento, così sarà felice anche lui!

E ora vi lascio con una ricettina semplice semplice che serve ad addolcire il mio AMORE grande!


BICCHERINI DI RICOTTA E LOTI
500 gr. di ricotta di pecora

350 gr. di zucchero (se volete anche un po’ meno, ma poco!)

1 loto piccolo a bicchierino

Setacciare la ricotta con lo zucchero e farla riposare per almeno un’ora. Mettere poi in bicchierini piccoli e coprire con la polpa di un loto piccolo.

Semplice, ma assolutamente goduriosa.

Con questa ricetta partecipo al contest di Stefania di Buoni e Veloci , visto che non ci sono arrivata con quella dei gelati!



Anche se la ricotta non l'ho prodotta io (non ancora!!!) e non amo particolarmente il formaggio... non avrei mai immaginato di poter partecipare a questa raccolta, ma il potere del blog...!!!


A presto


Stefania Oliveri

giovedì 22 ottobre 2009

La minestra di miglio e premi E PUBBLICHE SCUSE

Come ogni sabato mattina, ormai, vado a Sferracavallo a fare la spesa. E sì, io il mio amico Celeste non lo tradisco. Mi trovo così bene! Celeste (il fruttivendolo, ricordate?) mi da sempre frutta e verdura buona e fresca e la cosa che me lo fa apprezzare di più e che non la da solo a me perché sono sua cliente, ma a tutti, perché lui prende solo roba di prima qualità! Naturalmente ciò lo fa preferire da tantissime persone, che ritornano sempre a comprare da lui. Così sabato scorso mentre aspettavo il mio turno (è ben attrezzato lui, ha messo il numerino!), vedo una signora che gli porta un foglio A4 e gli dice qualcosa. Forse sentendosi osservato, mi confida che la signora “scrive ricette di cucina su internet e gli fa pubblicità, perché parla bene di lui!” Punta sul vivo, mi premuro a dirgli che lo faccio anche io e che la settimana successiva gli porterò “le prove anche io”. Giunge il sabato successivo e quando sono lì già da lui, mi ricordo di non aver stampato i post (a grande richiesta ecco ciò che ho scritto) che lo riguardano. “Oddio, non ci crederà mai!” penso. E così per scusarmi comincio col dire “Ho dimenticato di stampare…” e lui mi interrompe dicendomi “lei si chiama Oliveri… Tiz…” “Stefania” dico io. “Allora è lei! Sa, la foto è un po’ piccola, qui porta sempre gli occhiali da sole (enormi n.d.s.) e non ero sicuro fosse lei Ho letto tutto. Anzi l’ho stampato e l’ho letto a tutti i miei amici”. (eh sì che sono veramente famosa adesso!) E comincia a farmi domande, in ordine, su: a- mia madre; b. la cinesina; c. Cartier; d. dove insegno (“ma ho scritto pure quello???” penso e non ricordo). Comincia a raccontare il post, a dire che ormai quando vede una signora anziana pensa a mia madre e non la chiama più “nonnina”. Mi dice che è una fortuna che mia madre non sia sua cliente, perché sarebbe stato rovinato, e così di seguito. Io comincio a ridere, addirittura comincio a lacrimare per le risate. Tutti guardano e sorridono anche loro. Anche mio marito partecipa all’ilarità generale, ma essendo all’oscuro del post incriminato, mi chiede ragguagli. Io, invece, ricordo vagamente quello che ho scritto, quindi cerco di fare un riassunto, ricordando perfettamente però, la scena della cinesina e di mamma. E Celeste che continua a fornire particolari su particolari e io che continuo a ridere. Stupefatto da tanto sapere di Celeste, mio marito mi guarda, e un po’ preoccupato mi chiede “ma che scrivi su ‘sto blog, non dovevano essere solo ricette? Non è che fornisci dati che è meglio non rivelare al mondo intero (sempre esagerato lui!)?” E io candidamente lo guardo e gli rispondo: “solo ricette e il tuo 740”. E conoscendo la mia naturale avversione per i numeri e per i soldi (avversione nel fare i conti, non nello spenderli) si tranquillizza! Speriamo che non controlli i post in cui parlo di lui, altrimenti altro che risate!!!
Comunque ho comprato una bella zucchina di quelle lunghe e chiare (quelle dei “tenerumi” per intenderci), le patate, le cipolle e il pomodoro fresco e ho fatto una bella minestra!

LA MINESTRA SPECIALE “DI CELESTE”

Ingredienti:

1 zucchina lunga


5 patate nuove


4 pomodori per salsa ma molto sodi

1 cipolla grande


Sale


Olio extravergine d’oliva


Miglio


Lavare la zucchina, togliere la buccia e tagliarla a rondelle. Pelare la cipolla e tagliarla a fettine. Pelare le patate e tagliarle a tocchetti. Sbollentare i pomodori, togliere la pellicina e tagliare anche questi a pezzetti. Mettere a soffriggere con un po’ d’olio la cipolla. Quindi aggiungere le patate e dopo il pomodoro. Far soffriggere ancora un po’, quindi aggiungere dell’acqua (mezza pentola circa). Far cuocere per circa 15 minuti e quindi aggiungere la zucchina. Far cuocere fino a quando tutto non sarà cotto. A questo punto si può scegliere o di mangiarla con dei crostini di pane, oppure di fare una bella minestra con la pasta. Io avevo del miglio e così ho deciso di farvi cuocere il miglio. E’ venuto davvero buona!!!


E ora voglio ringraziare TRE amiche speciali che hanno pensato a me per questi premi. La prima (in ordine di arrivo) è Ele di Alice nella cucina delle meraviglie, alla quale devo pubbliche scuse per non averla menzionata prima, ma la mia stolitanza conclamata e il computer rotto, mi avevano fatto dimenticare di aver ricevuto il premio anche da lei (POTRAI MAI PERDONARMI???); la seconda è Pina (Pinar) di "Doce Doce". Ad entrambe grazie di cuore!


E a mia volta lo voglio assegnare ai neonati, ma bellissimi blog di Silvia "Basilico & Pinoli"; di Puccina di "Il mondo di Puccina", di Gaia di "La Gaia celiaca", di Giò di "La cucina della socia"
Il terzo (in ordine d'arrivo) di Silvia (polepole) di "Il circolo vizioso". Grazie carissima per la solidarietà dimostratami anche con questo bellissimo premio!!!


Questo invece lo passo alla simpaticissima Lo di Galline: 2nd life (la farina di grano saraceno la posso mangiare!!!), a Milla de "Il mondo di Milla"; ad Ale di "Essenza di Cannella", ad Alessandra di "Gustosamente insieme"; a Roberta di "I pasticci di Roby" e infine, ma non ultima, a "La cucina di q.b.", che so che l'ha ricevuto (e non mi sorprende), ma ha creato dei dolcetti pensando proprio a me, affinché anche chi come me (celiaco) possa mangiare queste bontà!
Ma entrambi li assegno a tutti voi che seguo con amore da quando ho iniziato questa avventura nella blogsfera!!!
Baci
Stefania Oliveri

lunedì 19 ottobre 2009


Mi sono davvero stancata! In questa casa faccio tutto io! Nessuno che mi aiuti, nessuno che mi sostenga! Cominciamo dal principio. Io cerco le ricette; io vado a fare la spesa; io scelgo gli ingredienti; io li assemblo; io li cucino; io poi pulisco; io ancora impiatto; io fotografo; loro mangiano; io poi scarico le foto; io scrivo i post; io pubblico; io rispondo e da qui ricomincia il ciclo! E loro si lamentano! Sì, si lamentano che sono troppo impegnata, che cucino toppe prelibatezze inadatte ai bambini (ma intanto con la caponata di mele si sono leccati i baffi!) E io che dovrei dire? Sono contornata da amiche i cui mariti eseguono tutto (o quasi) il ciclo!!!Ad esempio domenica telefono alla mia amica Daniela P. “Giornataccia”, condividiamo, “freddo, pioggia, cambio di stagione”. “Cosa hai mangiato?” mi fa lei E io rispondo di aver preparato uno sformato di riso il giorno prima per portarlo a Sferracavallo. “E tu?” “Ninni (suo marito, capito? Marito, uomo, sesso maschile!!!) ha preparato il rollò di tacchino ripieno di verdurine”. “Buono, anzi buonissimo, l’ha mangiato persino il bambino”. Un attacco improvviso di bile mi attanaglia… Che fare: a. sbatterle in faccia il telefono per non sentire; b. sbattere il telefono in faccia a mio marito; c. cambiare amica; d. cambiare marito. Ripensandoci dovrei cambiare tutte le amiche di nome Daniela, perché tutti i loro mariti cucinano e bene e non una volta tanto per esibirsi davanti ad amici compiacenti, ma ogni giorno, con la fatica giornaliera di pensare “oggi che faccio, oggi che compro?”. Pondero bene la cosa… e mi accorgo che sì è proprio il nome che fa la differenza. Sì, perché se ripenso a tutte le Donatelle, i mariti non cucinano; neanche quelli delle Patrizie. Né delle Antonelle, né delle Claudie, né delle Gabrielle, né tanto meno delle Viziane (un po’ questo sì)! Rientra invece Danila, fra le fortunate, e Caterina, ma di Caterina ne conosco una sola quindi non posso fare statistiche. Allora capisco che c’è una quinta possibilità: e. cambio nome! Forse sarò più fortunata!


Dimenticavo: sabato pomeriggio ho anche fatto una torta ("naturalmente" gluten free) da portare a casa di amici che ci avevano invitati a cena. Girando per i blog, venerdì mi ero imbattuta in una ricetta a dir poco goduriosa… L’autrice, ormai, è stata collaudata da me con tante altre ricette sempre fantastiche. E quale migliore occasione per collaudare una bomba calorica, che se non finiva, lasciavo a casa degli amici ad attentare alla loro di linea e non alla mia? E così l’ho fatta! La ricetta originale si chiama GODURIA ALLA NUTELLA, ma io la voglio ribattezzare:


La GODURIA DI MILLA!


(riporto il testo integrale)

Ingredienti:

250 gr di nocciole

90 gr di zucchero

2 tuorli (io tre, perché l'impasto mi sembrava troppo duro)

3 albumi

un cucchiaio di fecola di patate

un pizzico di lievito (io un cucchiaino)

300 gr di nutella (dose approssimativa, dipende da quanto siete golosi...)

zucchero a velo

sale


“Preparazione: accendete il forno a 160°, fate tostare le nocciole in un padellino antiaderente girandole sempre per un paio di minuti, poi riunite nel mixer 200 gr di nocciole con la metà dello zucchero e frullatele fino ad ottenere una polvere finissima. Versate la farina di nocciole in una terrina ed unite lo zucchero rimasto, i tuorli, la fecola ed il pizzico di lievito. A parte montate gli albumi con un pizzico di sale, poi incorporateli al composto mescolando dal basso verso l'alto per non farli smontare.


Versate tutto in uno stampo a cerniera (imburrato ed infarinato, oppure rivestito con carta forno) da 18 cm.” Io, come al solito l’ho invece messo in uno stampo in silicone. “Cuocete il dolce in forno per circa 30 minuti (prova stecchino) poi sfornatelo e fatelo raffreddare, a questo punto spalmare con un generoso strato di nutella, guarnire con i 50 gr di nocciole rimaste, tagliate grossolanamente, spolverizzate di zucchero a velo e servire.


Note: normalmente uso uno stampo un po’ più grande di quello indicato nella ricetta, quindi a me viene un dolce basso, in caso usaste uno stampo più piccolo ottenendo una torta più alta, la ricette prevede di tagliarla e farcirla sempre con nutella, ovviamente sempre mantenendo anche l'altro strato di nutella!!”


Io ho seguito il consiglio di Milla e l’ho fatta in uno strato solo. La torta è veramente buona e inaspettatamente soffice. Inutile dirvi che non è rimasta!

Che ne pensi Milla?

A presto

Stefania Oliveri

venerdì 16 ottobre 2009

Caponata sì, ma con le mele!


Che sono una gran golosa questo ormai credo che si sia capito. Che combatto con 4 chili di troppo (che non voglio far diventare 8) credo che sia chiaro a tutti. Però credo che una cosa non sia abbastanza chiara a nessuno e men che meno a me: come faccio a rimanere nei quattro chili in più e non trasformarli in otto! Sì, perché dieta non ne faccio, o almeno la inizio il lunedì mattina e già il lunedì sera faccio una pausa per l’aperitivo con gli amici (un buon bicchiere di martini con un’olivetta e un po’ di patatine e salatini…, ma quante calorie saranno? Boh!). E anche a sport siamo messi male. Non ne pratico molto se non del sano salto per i vari supermercati e tuffi nei vostri blog! A volte alleno anche le braccia sfogliando riviste (naturalmente di cibo), e qualche libro (non sarà un caso se l’ultimo che ho letto si intitolava “Il conto delle minne” e le minne di Sant’Agata sono un famosissimo dolce catanese!). Certo tutto questo nel mio tempo libero. Per il resto salgo e scendo scale per accompagnare i miei figli di qua e di là e anche a scuola essendo una grande scuola, vado su e giù per raggiungere le classi. Certo a scuola vado in bici, ma elettrica (ma almeno sono ecologica io!), e quando non piove, e checché se ne dica qui a Palermo quando comincia a piovere non la finisce più (come avremmo potuto essere la tanto decantata Conca d’oro, altrimenti). E’ vero, cerco di mangiare tanta frutta e verdura, ma voi sapete anche della mia predilizione per i gusti agrodolci… Un sport che invece pratico e abbastanza di frequente, pure, invece è parlare. Sì, l’ugola è il mio muscolo (?!?) più allenato e parlando parlando con la mia collega di religione (donna deliziosissima, conosciuta quest’anno, con un sacco di passioni contagiose fra cui il cucito di vestiti megafantastici e i viaggi) abbiamo condiviso la passione per la cucina, scoprendo per l’appunto la mia preferenza per i gusti agrodolci. Ed ecco la ricetta che mi ha dato e che io ho subito rifatto:

Una SORPRESA nella CAPONATA


Ingredienti:

6 mele granny smith (ma io ne ho messe delle altre di cui non ricordo il nome, ma che Celeste (ricordate il fruttivendolo di Sferracavallo? Vado ancora da lui a comprare frutta e verdura!) mi ha assicurato buonissime e ben sode! (sono quelle delle foto) (La mia amica "Ginevra Arturova" mi ha ricordato il nome delle mele: Royal Gala! Grazie Ginevra!)

4 pomodori maturi
4 cucchiai scarsi di zucchero
1 cipolla grande
mezzo sedano
250 gr. di olive verdi di Castelvetrano (se non le trovate basta che siano verdi)
mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva
mezzo bicchiere di aceto bianco

sale


Tagliare a cubetti le mele senza levare a tre di esse la pelle. Nel frattempo far bollire un po’ di acqua e gettarvi i pomodori per spellarli. Tagliare il sedano a pezzetti e a fettine la cipolla. Mettere su un tegame ben capiente l’olio, la cipolla, il sedano e i pomodori anche essi tritati e far soffriggere bene. Quindi aggiungere le mele insieme allo zucchero e l’aceto. Coprire il tegame con un coperchio trasparente, lasciando uno spiraglio con un mestolo inserito fra il tegame e il coperchio. Lasciar cuocere per 5 minuti circa e quindi aggiungere le olive denocciolate e lasciar cuocere per un altri 10 minuti. Servire a temperatura ambiente. Si conserva a lungo grazie alla presenza dello zucchero e dell’aceto. E’ buonissima, inaspettatamente! E se non si dice che ci sono delle mele non si capisce di cosa si tratta. E’ semplice da realizzare e non così calorica. Provatela e non ve ne pentirete. A presto
Stefania Oliveri


lunedì 12 ottobre 2009

Crostata di mandorle e pere di Laura e non solo


Se c’è una cosa che mi chiedo in continuazione quando sono a dieta (o quasi) è come fanno quelle magre a rimanere tali. La risposta inevitabilmente e inesorabilmente è sempre la stessa “non mangiano!” Se così non fosse, ingrasserebbero. Come Laura Ravaioli. Un altro mito, per me, oltre alla mitica Nigella! Ma lei, al contrario di Nigella, è magra, forse anche un po’ troppo! Considerato poi il fatto che la televisione ingrassa, lei è davvero scheletrica e, di solito, io non mi fido dei cuochi troppo magri (“forse cucinano schifezze che non mangiano neanche loro????”) Ma per lei è un discorso a parte. Infatti le sue ricette, ogni volta che mi cimento, mi riescono alla grande e cosa più importante piacciono! Per esempio una volta ho rifatto una tagine di tacchino (ma non ho la pentola adatta, ahimé, o almeno ne ho una tanto piccola da essere buona solo per le Barbie... ma siccome possiedo solo figli maschi… mi trovo alquanto sfornita di bambole da nutrire!), che prevedeva il miele di castagne. Imprudente quale sono ho realizzato la ricetta per la prima volta quando avevo a pranzo la famiglia al gran completo (compresa la suocera!). La componente maschile della famiglia ha apprezzato non poco, mentre in quella femminile (compresa me) ha suscitato assolutamente lo schifo! In sé per sé il piatto però era buono, per cui ad una cena con tanti amici (circa 40) l'ho rifatta, ma usando un miele d'acacia. Quella volta hanno tutti apprezzato, tranne i miei fratelli che avevano gradito maggiormente la prima versione! C’è da dire che comunque i piatti della Ravaioli sono piuttosto semplici (o comunque io solo quelli segno), e poi li spiega con così tanta dovizia di particolari che non è possibile non riuscire a riprodurre una sua ricetta. Qualche tempo fa le ho visto fare una crostata con un ripieno davvero eccezionale. Ma io sono un po’ restia a realizzare ricette, che devono mangiare tutti, con la farina senza glutine. Così l’avevo messa da parte in attesa. Girando per i blog ne ho scoperti due che condividono la mia stessa filosofia, cioè quella di preparare cibo che non contenga naturalmente glutine, ma senza ricorrere agli ingredienti prettamente da farmacia! E cioè: La Gaia celiaca e Celiachia on line . Ed ecco quindi mi appare la sua crostata interamente realizzata con ingredienti alternativi. Dopo pochi giorni scopro quella di Isabella, molto simile. Oddio mio, quasi mi veniva un colpo per la felicità! Così immediatamente ho preso gli ingredienti e l’ho realizzata sentendomi assolutamente libera di offrirla a tutti senza alcuna riserva. Il risultato finale è quello di una crostata dal sapore di crostata vera (chi è celiaco può ben capire cosa voglio dire) e per il ripieno ho potuto così provare quello di Laura. P.S. come fa però, questa, a non ingrassare?

LA CROSTATA IN COLLABORAZIONE:
Ingredienti per la pasta frolla:
  • 150 gr di farina di riso
  • 75 gr di farina gialla fine (fioretto di mais)
  • 90 gr di zucchero semolato
  • 90 gr di burro a temperatura ambiente
  • 1 uovo
  • sale
  • poco latte o acqua (1 cucchiaio circa)

Impastare rapidamente le farine, lo zucchero, il burro e l'uovo con un pizzico di sale (io ho usato il Bimby). Aggiungere poca acqua fredda (o latte) e mescolare e formare una palla con l'impasto. Far riposare la pasta nel frigo per almeno mezz'ora dentro un sacchetto di plastica per alimenti o avvolta nella pellicola trasparente.
Stendere con il mattarello la pasta su carta forno in uno strato di circa mezzo centimetro. Adagiare quindi in uno stampo da crostate e farcire.


Ingredienti per la farcia:

100 gr. di farina di mandorle

100 gr. di zucchero

1 uovo

1 cucchiaio di kirsh (io non l'avevo e ho utilizzato il rum)

100 gr. di burro

2 cucchiai di fecola

3 pere

Mettere il burro a temperatura ambiente a pezzetti in una ciotola. Aggiungere quindi lo zucchero e mescolare finché il composto sarà ben amalgamato. Aggiungere quindi la farina di mandorle e l'uovo e continuare a sbattere finché la consistenza sarà quella di una crema. Aggiungere quindi la fecola e il liquore e quindi versare sulla frolla. Riporre in frigo e nel frattempo sbucciare le pere e metterle a mollo. Quindi tagliare le pere in due e praticare dei tagli orizzontali. Stendere quindi le pere sulla farcia pressando le mezze pere, così da formare un ventaglio, dal centro verso l'esterno. Mettere nel forno già riscaldato a 180° per 35 minuti ca.

Lo so che è lunedì e che ufficialmente ricomincia la dieta, ma io mica l'ho fatta oggi!

A presto

Stefania Oliveri

sabato 10 ottobre 2009

Le "minne ammalorate" di S. Tefania! ovvero mousse di salmone


Come promesso vi posto un'altra ricetta per Sabrina e Luca e la loro bellissima raccolta BruscheTiAmo insieme? E' una buonissima mousse al salmone che ho visto sul blog di Antonella il pomeriggio stesso della famosa cena, quando, in preda al panico perché mi sembrava che ci fossero poche cose da mangiare, ho cercato aiuto nella rete e ho trovato l'aiuto che ricevo sempre da tutti voi! Nel frattempo stavo leggendo un bellissimo libro di una sicilianissima Giuseppina Torregrossa "Il conto delle minne" (che vi consiglio vivamente!!!). La storia è bellissima, struggente e insieme leggera. Tutto si fonda e gira intorno ad un buonissimo dolce catanese, che nella forma assomiglia proprio ad un seno femminile, e alla potenza che il vero seno femminile esercita su ogni essere umano. Queste "minne" devono essere tonde, bianche e perfette proprio come racconta la tradizione quelle di Sant'Agata , se così non sono, l'autrice, dice che sono "ammalorate" cioè ammalate. Quando ho visto la mia mousse mi sembrava proprio una minna di Sant'Agata, anche se la presenza di tanti puntini rossi, non la rendevano proprio perfetta. Inoltre il pesce, proprio odore non fa, e la presenza del salmone certo non la faceva profumare granché. Per cui guardando queste due ciotoline vicine, mi è venuto in mente che le minne ammalorate potevano essere proprio queste.

Non me ne voglia Antonella e neanche Giuseppina (ormai famosa come sono, con le scrittrici mi posso dare di TU!!!) , ma la mousse l'ho ribattezzata per sempre:



Le MINNE AMMALORATE di S.Tefania




Ingredienti:

240 gr. robiola

240 gr. mascarpone

200 salmone affumicato

uova di lompo rosse q.b.

Frullare nel mixer la robiola, il mascarpone e il salmone. Infine aggiungere le uova di lompo e mescolare. Spalmare su crostini di pane, crackers o quant'altro.

A presto

Stefania Oliveri


giovedì 8 ottobre 2009

Purea di ceci simil tunisina


Che soddisfazione, che soddisfazione! Non sto più nella pelle. A scuola, dove insegno,ormai si è sparsa la voce che non solo mi piace cucinare, ma anche che ho il blog. Dapprincio mi vergognavo come una ladra, adesso, quando mi chiedono qualche ricetta li rimando allo schermo! Stamattina incontro una collega che mi dice "ho mangiato la tua crostata di riso". Io, presa dalla botta (come si dice qui, alias "del tutto stupita"), la guardo trasecolata e fra me e me penso "ma quando glielo ho fatta assaggiare?" (ma prima di mezzogiorno non carburo!). Poi mi riprendo e le dico "l'hai fatta?" E lei mi dice di no e mi racconta che sabato scorso è stata invitata da una sua amica, che le ha cucinato questa crostata e quando lei le ha chiesto la ricetta l'ha rimandata al mio blog, dicendole "è di una certa Oliveri, Stefania Oliveri!" Immediatamente la mia collega si ricorda del mio blog e ha conclude "Non ne posso più, ma allora ditelo!"

Data la mia notorietà (mi sto lucidando le unghia sulle spalle!!!) vi posto una ricettina buonissima e se la rifarete, vi chiederanno sicuramente la ricetta e voi direte "è di Oliveri, Stefania Oliveri!!!"... magari divento come Nigella??? (Vi sembro un po' fanatica stasera???)

PUREA DI CECI PER CROSTINI





Ingredienti:

250 gr.di ceci (in barattolo già pronti, altrimenti come faccio ad essere la novella Nigella?)


il succo di mezzo limone

paprika


mezzo spicchio d'aglio

olio extravergine d'oliva q.b.


Niente di più semplice: sgocciolare e sciacquare bene i ceci, mettere tutto nel mixer e triturare! Spolverizzare con paprika e servire con crostini di pane! That's all!

Con questa ricetta, visto che l'hanno prorogata, partecipo alla raccolta di Sabrina e Luca di Sapori diVini

E poi voglio ringraziare due persone fantastiche Maurina di Comfort Food e Barbara di Ricette Barbare per avermi passato questo meme:


Devo dire 10 cose che mi riguardano:
1. sono Oliveri, Stefania Oliveri (arridagli!)... (fa un po' James Bond!);
2. sono alta ... sono altina... ok sono bassina un metro e ... mi dovete vedere di presenza, ma rigorosamente con i tacchi di 12 cm. (neanche a letto me li tolgo!)
3. sono bionda naturale... da qualche parte, un po' meno naturale da qualche altra parte;
4. ho gli occhi verdi (ma per davvero e non come la pubblicità);
5. ho ... tot anni;
6. ho tre (dicasi tre) figli tutti maschi!
7. amo ballare, ma sono un po' legata;
8. amo cantare, ma sono totalmente stonata come una campana e, ahimè, l'ho trasmesso nel DNA anche ai miei pargoli;
9. assomiglio precisa precisa a Gwinett Paltrow!!!
10. non dico mai bugie (o quasi) piuttosto rivesto di rosa la verità!
Buona notte
Oliveri, Stefania Oliveri!

lunedì 5 ottobre 2009

Dolce al caramello "riciclato"


Almeno tre volte al giorno mi chiedo perché tutto ciò che è buono e saporito, faccia così tanto ingrassare. Soprattutto da quando ho scoperto di essere celiaca (quando tutto quello che mangiavo era terrificante per i miei villi), ho scoperto che mangiando si ingrassa. E sì, perché prima, pur mangiando emerite schifezze, almeno il mio lato esteriore non ne risentiva, per cui mi ero convinta di poter strafogare ogni genere di porcheria, perché tanto “di costituzione sono magra”. E invece no! Quando ho cominciato a seguire la dieta e tutto era rigorosamente senza glutine ho scoperto che invece di costituzione tendevo ad ingrassare e, purtroppo, non sempre nei punti giusti. E così è cominciato il calvario, anzi il doppio calvario. Sì, perché da una parte mi dovevo assolutamente astenere da tutta una serie di cibi da me adorati (vedi dolci, pane e pasta) e, peggio, la rinuncia non portava comunque gli effetti desiderati di restare in forma, perché invece la forma la prendevo o meglio la perdevo! Così cominciò la ricerca di cibi sani (almeno per il mio fisico) e poco calorici, facendomi precipitare però in una sorta di limbo, anzi no, di inferno. Fu a quel punto che decisi di mettermi alla ricerca di cibi che comunque, almeno, seppur “doppiamente” dietetici, soddisfacessero il mio palato. In quel preciso momento però conobbi Nigella. Oddio Nigella è tutto fuorché una che cucina in maniera light. Divenne, comunque, il mio mito. Perché? Perché la vedevo mangiare con voluttà e goduria ogni pietanza che preparava senza sensi di colpa; perché nonostante non fosse proprio un fuscello i suoi chili mi sembravano assolutamente ben distribuiti; perché le vedevo preparare in un battibaleno tutto senza però avere una tecnica da chef (il che l’avvicinava assolutamente a noi umani!) badando alla qualità degli ingredienti, ma anche al risparmio di energie personali (vedi scatolame vario). La mia lotta con i cibi light divenne un capitolo chiuso. Ma si sa la vanità femminile (almeno la mia) fa sì che ogni volta che provo un vestito, vorrei sempre che mi entrasse una taglia più piccola e se prima ero una 38, poi sono passata a una 40, adesso sono diventata una 42 (sarei una 43, ma ancora non l’hanno fatta e quindi mi faccio entrare con enormi sacrifici la 42). Certo detto così si potrebbe pensare “ma di che si lamenta, è una fanatica”, ma, per lasciarvi nel dubbio, non vi dico quanto sono alta (non lo confesserei neanche sotto tortura, preferisco di gran lunga confessare la mia età), e così capireste perché dovrei perdere almeno una taglia. Che poi, tutte le donne lo sanno, perdere 4 chili è la cosa più difficile, ma guadagnarne uno è semplicissimo (ed è l’unico caso in cui diventa più semplice guadagnare!) Comunque, da oggi, è ufficiale, sono a dieta (anche se mi chiedo perché una dieta post vacanza, quando si va incontro all’inverno, quando i vestiti ci aiutano a nascondere qualche maniglia di troppo?). E allora vi posto la ricetta di una torta assolutamente non dietetica (ma è di Nigella), che ho fatto domenica mattina per una colazione super coccolosa.



Piccola premessa: questo dolce è ottimo per riciclare avanzi dolci di ogni genere come ad esempio cornetti del giorno prima, pan di spagna un po’ duri, ecc. ecc. Io ho usato dei croissant imbustati il cui ripieno al cioccolato era sublime, ma la consistenza esterna era un po’ gommosa (non ricordo il nome della marca, ma erano senza glutine) e un pan di spagna avanzato. Il risultato, anche se a vedersi non è eccezionale (e mi scuso ancora per le foto, ma in questo periodo non posso curare la grafica), al palato è sublime… devo dire che anche le cosce gradiscono e si vede!



Signore e signori ecco a voi gli ingredienti:


DOLCEZZA RICICLATA



100 gr. di zucchero

Un po’ d’acqua (ad occhio)

125 gr di panna liquida

125 gr. di latte

2 uova

Pan di spagna, croissant, o altro a piacere


Mettere in una padella lo zucchero e l’acqua e aspettare (senza mescolare) che si formi il caramello. Appena è pronto aggiungere a filo la panna, il latte e infine le uova (uno alla volta) leggermente mescolati. Versare quindi sui cornetti spezzati grossolanamente e fare attenzione che sia tutto inzuppato. Infornare a 160° per20 minuti. Mangiare caldo, magari con una cascata (se non si è a dieta) di panna non montata o montata leggermente. Assolutamente goduriosa.


Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Giulia di Jul’s Kitchen sponsorizzata da Macchine alimentari


Voglio ringraziare la dolcissima Ele e la sua adorata chef Alice e il suo amatissimo pasticcere Martino di "Alice nella cucina delle meraviglie" per avermi donato questo graditissimo premio.


Baci a tutti


Stefania Oliveri

venerdì 2 ottobre 2009

Bigné per tutti


Siamo tornati a casa. Finalmente siamo a Palermo. Dopo le tempeste tropicali, i monsoni, i tifoni e il diluvio universale, finalmente abbiamo capito che dovevamo ritornare a casa a Palermo. Finalmente fino a un certo punto! Perché in realtà la scelta di affittare una casa di villeggiatura era stata dettata da una esigenza ben precisa: ammattonare il terrazzo di casa cambiando la pendenza perché era rivolta verso la casa… con le relative conseguenze. I lavori dovevano durare una decina di giorni, ma si sa, il caldo qui in Sicilia è insopportabile, la terrazza fuori uso ci avrebbe costretti per ben dieci giorni a non usufruire della nostra meravigliosa terrazza, ad avere tutti i mobili da giardino dentro casa, a sopportare la polvere fin dentro le... Così approfittando della carineria di un’amica, che ci aveva segnalato la disponibilità di questa villa, ci siamo detti “perché no?”. Ok, vado subito al sodo e vi dico che ancora oggi i lavori non sono finiti! Cause varie. Ma perché tutte a noi? La prima volta i lavori si fermano perché i mattoni non arrivano. Poi finalmente i mattoni partono, ma non arrivano neanche stavolta perché si trovavano sul treno che ha deragliato (vi ricordate?). Poi dobbiamo aspettare la nuova produzione, ma anche stavolta non arrivano, perché avevano sbagliato. Poi finalmente azzeccano la produzione, arrivano e non bastano, quindi nuova attesa per il resto. Adesso stanno dipingendo le pareti, ma credo che si servano di uno spazzolino da denti perché da quattro giorni ancora non finiscono… In tutto questo noi ci siamo trasferiti a casa, con i mobili da giardino sparsi in tutte le camere, gli altri mobili (quelli da interno) coperti da teloni, la gran parte della dispensa a Sferracavallo (perché non sia mai che io rimango tre mesi in un posto senza tutti i miei suppellettili, le mie spezie, le mie farine, ecc. ecc.). Così andiamo avanti a forza di cibi congelati (preparati anticipatamente da me, però!) e meno male che ho un grande congelatore!



Per adesso comunque viviamo di ricordi e così vi posto la ricetta di un antipasto che dovevo fare per la mia famosa cena e che poi ho deciso di no, perché non mi sono sentita di sfornare un centinaio di bigné e poi di farcirli uno per uno. Me li riservo per la prossima cena per pochi intimi.



BIGNE’ ALLE MELENZANE



Per i bigné (rigorosamente senza glutine, ma con farine alternative) guarda la ricetta qui.



Per la farcia:


1 melanzana lunga


1 confezione di mascarpone da 125 gr. (ma appena è stagione la prova con la ricotta)


paprika


Sale


Niente di più semplice: ho messo la melanzana al forno, dopo averla ben lavata. Quando è stata pronta (ma non so dirvi il tempo) ho aspettato che si freddasse, ho tolto solo la parte superiore del cappello e l’ho frullata con tutta la buccia, con il sale e la paprika. Ho quindi farcito i bigné e ce li siamo pappati tutti quanti, compreso il mio piccolo ometto che, stavolta, non ha fatto storie!



A presto



Stefania Oliveri

martedì 29 settembre 2009

Dolce alle pere easy and speedy di S.M. Nigella

Come si può ben capire dalla infinita lista di dolci delle mie etichette, io sono una golosona. Quando mi diagnosticarono la celiachia fu un duro colpo per me, soprattutto perché pensavo che non avrei più potuto mangiare un dolce decente in vita mia, anche perché i dolci tradizionali, tramutati con le stesse dosi con farina senza glutine, venivano veramente male: duri, farinosi, insomma avevano proprio un saporaccio. Fu questo il motivo che mi spinse a cercare delle ricette che nascevano già con delle farine alternative e non con la classica di frumento, in tutte le sue varietà (0, 00, Manitoba, rimacinata, ecc. ecc.). E mi si è aperto un mondo! Non potete immaginare quante ricette di torte e dolci non prevedono alla fonte farina di grano. E via con farina di riso, fecola, maizena, mandorla, pistacchio, castagne, grano saraceno, miglio, quinoa, manioca, tapioca, amaranto, ecc. ecc. Capito? Si possono fare una infinità di dolci NATURALMENTE SENZA GLUTINE senza spendere un capitale in farine appositamente studiate e da comprare rigorosamente in farmacia. Sì, perché le farine alternative si trovano abbastanza facilmente (almeno le prime tre menzionate) in qualsiasi supermercato! E così è cominciato il mio “duro” lavoro di far conoscere, prima ad amici e parenti, e poi a tutti voi, quanto è semplice preparare una torta senza glutine ottenendo risultati strepitosi. Altro mio grande obiettivo (ma non solo con i dolci) è quello di cucinare senza sprecare tanto tempo. E qui cade a pannello l’altra mia grande passione per Nigella Lawson. (N.d.A. oggi ho letto già due post in due diversi blog che inneggiavano a Nigella e io che avevo già scritto tutto ciò ad agosto, ho deciso di pubblicarlo oggi perché: a. non c'è due senza tre; b. anche se la foto fa letteralmente schifo e quindi aspettavo di rifare la torta per pubblicare una foto decente, mi sono detta che forse non la rifarò più, vista la quantità enorme di ricette ancora da provare, allora meglio passare per copiona che non dare mai la ricetta). La mia cucina è una cucina espressa almeno quanto la sua e grazie a lei ho anche ottimizzato tanti passaggi, che, essendo italiana, e per l’esattezza siciliana, e quindi scorrendomi nel DNA la cucina tradizionale nostra (anche se da un po’ di tempo di ricette tradizionali ne faccio sempre meno!), spesso mi portava a rinunciare a dover fare qualcosa, perché, fra il lavoro, la casa, i figli, il marito, la spesa, ecc. ecc. non potevo dedicare tutto questo tempo prezioso a cucinare. Certo a S. M. (Sua Maestà) Nigella i tempi televisivi l’aiutano. E’ vero anche che lei sembra sempre riposata, anche quando cucina cinque portate venti minuti prima dell’arrivo degli ospiti (che meravigliosa invenzione il trucco e … la differita!), che la sua casa è sempre una meravigliosa combinazione di bellezza, ordine e pulizia (ma chi l’aiuta?), ma sto cercando (o quanto meno lo faccio ogni volta che invito qualcuno) di fare del training autogeno per convincermi che se tutto è così semplice per lei, anche io ce la posso fare (ancora i risultati non sono eccellenti, ma via via migliorano!). Fra le sue tante ricette, che ho realizzato e che mi sono sempre riuscite benissimo, (o è veramente brava lei, o sono davvero tanto facili, e propendendo più per la seconda, anche se la prima è assolutamente vera), questa estate ne ho provata una (delle tante) che ha suscitato e riscosso un successo clamoroso:

LA CLASSICA CIOCCOLATO E PERE ma easy e speedy!


Ingredienti:


2 barattoli di pere nel succo di frutta (non storcete il naso, sono veramente buone e il risultato è migliore che con le pere fresche, giuro!)


125 gr. di fecola di patate (ok, lei ha usato la farina normale, ma in questo dolce la fecola è adattissima)

125 gr. di zucchero


25 gr. di cacao (io ho usato sia quello amaro, che quello zuccherato, che metà e metà e propendo per l’ultima opzione!)

1 cucchiaino da the di lievito


¼ di cucchiaino da the di bicarbonato

150 gr. di burro


1 cucchiaino da the di vaniglia bourbon liquida (quella nera e non l’aroma!)


2 uova


Imburrare una teglia rettangolare e posizionare le pere tagliate a metà con la gobba all’insù. Mettere il resto degli ingredienti tutti insieme nel frullatore e mescolare. Stendere la crema sulle pere, anche non in maniera uniforme, perché “è bello vedere la pera spuntare” (cito testualmente Nigella) e mettere in forno caldo a 220° per 25 minuti ca. Servire caldo, accompagnandolo con del gelato alla vaniglia. Ma è buonissimo anche tiepido e freddo da frigorifero il giorno successivo. Quando si taglia la fetta l’interno risulta cremoso. Purtroppo non ho potuto fare la foto della fetta perché, pur avendola fatta per tre volte di seguito (anche con le pesche, ma è più buona con le pere!), l’ho sempre portata a casa di amici e non avevo la macchina fotografica dietro per fare la foto. Ma vi assicuro è goduriosa!...chiedete a chi l'ha assagiata.

Baci

Stefania Oliveri

lunedì 28 settembre 2009

Riso ceci e cardamomo e raccolta


Se c’è una cosa che veramente odio è il lunedì. Naturalmente questo odo mi scaturisce prevalentemente, se non esclusivamente, quando ricomincio a lavorare. E non perché non mi piaccia il mio lavoro, dal quale tutto sommato ricevo abbastanza soddisfazioni (almeno dal punto di vista umano, assolutamente no dal punto di vista economico). Ma il lunedì ricominciare daccapo tutto e vedere una dura settimana di fronte di: lavoro, accompagnamenti vari dei figli, compiti (chi li ha inventati? e soprattutto chi ha inventato questa pedagogia dell’assistenza ai figli a tutti i costi, che ti fa sentire una “pezza” se non metti tutti i singoli pezzi del puzzle in ordine ogni santo giorno?), spesa, cucinare (“questo non mi piace”, questo fa schifo”, “non ho fame”, “ perché dobbiamo mangiare frutta e verdura?”), sistemare, pulire, lavare (mettere la lavatrice “mamma ma dove è la maglia così e cosà”?), ecc. ecc. E tu ti rendi conto che tutte le tue aspirazione di giovanetta si sono andate a fare friggere. Tutto lo studio che hai fatto, non è servito a niente. L’affrancamento che le mamme (quanto meno la mia) ci prospettavano dalla schiavitù di marito e figli, grazie al “lavoro”, non c’è stato. E il lunedì mattina io mi chiedo, ma cosa è cambiato da quando le mamme e le mogli erano a “tutto servizio”? E ogni lunedì mattina mi rispondo che qualcosa è cambiato: ora dobbiamo pure lavorare fuori e sentirci in colpa se non riusciamo a fare tutto! Meno male che poi finisce, mi corico e mi sveglio in un nuovo giorno il martedì che mi fa cominciare a vedere il bicchiere che si sta riempiendo… Ma oggi è ancora lunedì!

Per questo ho pensato di darvi una ricetta che ai miei figli non è piaciuta, ma che a me ha dato grande soddisfazione, per la delicatezza del suo sapore e la semplicità dell’esecuzione. La ricetta l’ho vista sul blog di Gaia Profumo di mamma e oltre alla ricetta, mi era piaciuto il racconto che c’era. La preparazione del piatto con i figli, che, al contrario dei miei avevano apprezzato, mi avevano fatto ben sperare…
Ecco la ricetta, così come l'ha scritta lei, dentro parentesi i miei commenti e suggerimenti:
RISO CARDAMOMO E CECI

Ho iniziato con i ceci al limone, che in realtà sono una semplicissima ricetta indiana. Ed il successo c'è stato: sono rimasti entusiasti! Allora, ho rielaborato la ricetta in modo da poterla proporre come piatto unico che si prepara velocemente (quando i ceci sono già cotti o quando ci usano quelli in barattolo, ottimi alla stessa maniera).
Ne è venuto fuori un riso basmati con ceci al limone, che ho aromatizzato con cardamomo (che ho trovato da Naturasì).
Per le dosi, ho provato a buttare giù un quantitativo di ceci, anche se poi devo dire che le dosi io le ho fatte ad occhio.
Ingredienti per 4 persone:
- 4 tazzine da caffè di riso basmati
- 4 manciate di ceci (secchi)
- un decina di bacche di cardamomo
- un limone biologico
- olio evo per condire

- curry (mia aggiunta)
Ho cotto i ceci la sera prima (in pentola a pressione in 40 minuti), per avvantaggiarmi. Per cuocere il riso basmati, dopo tante ricerche e prove, ho trovato il giusto rapporto tra riso e acqua: per ogni tazzina di riso considero una quantità di acqua pari a 1 tazzina e 3/4.
Il procedimento è semplicissimo: A freddo, metto in una pentola il riso, l'acqua, un po' di sale e le bacche di cardamomo. Quando inizia a bollire, do una mescolata, copro la pentola prima con un panno e sopra con il coperchio, ed abbasso la fiamma al minimo. Tempo dieci minuti ed è pronto.
Nel frattempo ho grattugiato la buccia del limone io ho usato la polvere di limone preparata questo inverno con i limoni biologici di mio fratello) e lo ho spremuto. Una volta cotto il riso, tolgo il cardamomo (io invece l’ho aperto e ho fatto uscire i semini) e condisco con i ceci, il succo del limone ed un po' di olio. Per decorare (ed aromatizzare) aggiungo la scorza di limone (e io anche il curry)


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Solidea e Ale A.A.A. Cardamomo


Baci e a presto


Stefania Oliveri

venerdì 25 settembre 2009

Lo Sformato di Imma


Con questa pioggia (PIOGGIA!?!? Urge creazione di un termine più adatto a ciò che sta cadendo per adesso dal cielo… e non dite diluvio, perché è dippiù!), io voglio parlarvi ancora della mia casa di villeggiatura. E sì, perché ancora non sono tornata all’ovile, ma sono ancora qui a Sferracavallo e non voglio proprio rassegnarmi al fatto che l’estate è finita!!! E forse ne avete già abbastanza della descrizione di questa casa di villeggiatura, ma ancora non ho detto una cosa, che oggi, assume un significato molto importante. La parte di villa che noi abitiamo è un seminterrato. Cominciamo col dire che essendo un seminterrato, non abbiamo sofferto il caldo più di tanto. Certo i primi due giorni che abbiamo dormito qui ho pensato che sicuramente sarei tornata con i dolori reumatici, perché entrando dentro le lenzuola, avevo la sensazione di tuffarmi a mare: bagnate! Certo, essendo un seminterrato, la casa non è luminosissima, ma in estate, si sa, il sole è più forte e quindi i raggi di sole che entravano fra le persiane, creavano un gioco di luce, a dir poco, fantastico. Questa estate poi, hanno detto tutti, è stata fra le più calde, ma soprattutto, fra le più secche, da anni a venire qua. Inoltre, essendo in Sicilia, nonostante tutti i meteo annunciassero pioggia a catinelle, qui ha piovuto abbastanza poco. Fino a mercoledì scorso! Mercoledì, il diluvio. Sì, proprio un vero diluvio, che è continuato per tutta la giornata, e il giorno dopo e l’altro ancora fino a oggi. Ogni mattina presto (troppo presto: ore 7.30) usciamo di casa per andare tutti a Palermo a scuola; ci infiliamo tutti in macchina e via fino all’ora di pranzo. Ma mercoledì abbiamo avuto una sorpresa. Nella strada di ritorno e precisamente allo Zen abbiamo dovuto guadare un vero fiume in piena. Superato ciò, pensavo, “siamo sani e salvi”. Arriviamo a casa (casa dolce casa) e altra sorpresa. Dalla finestra del bagno scendeva talmente tanta acqua che non sapevamo più come fermarla, ma cosa più interessante troviamo una piscina naturale proprio davanti all’uscio! Aveva piovuto talmente tanto che il tombino si è intasato e l’acqua non ha più defluito. Et voila les jeux sont fait, anche la piscina! Insomma, questa estate non ci siamo fatti mancare niente!


Anche se comunque la temperatura (nonostante tutto) non si è abbassata, mi è sembrata proprio la giornata adatta per provare una ricetta di Imma di Dolci a go go,


SFORMATO DI MAIS E ZUCCHINE


Ingredienti (per 6 persone):


1,2 l di acqua


250g di farina di mais per polenta


400g di zucchine


2 uova


½ cipolla


1 rametto di menta


2 cucchiai di grana padano q.b.


olio di oliva q.b.


sale q.b.


pangrattato di mais (io uso quello Albatros s.g.) q.b. per la teglia


250 di mozzarella


50 g di burro


Il procedimento è uguale a quello seguito da Imma.


“In una padella stufiamo le zucchine lavata ed affettate con la cipolla e se necessario aggiungiamo una tazzina d'acqua. A fine cottura uniamo le foglie di menta spezzettate, un filo d'olio, il sale e mescoliamo. Prepariamo la polenta versando a pioggia la farina in acqua bollente salata e mescolando continuamente, deve risultare morbida. Lasciamola freddare un po' quindi aggiungiamo le uova, il grana, le zucchine(la mozzarella a fettinee il burro a tocchetti) e mescoliamo bene. Versiamo il composto in una teglia unta d'olio e cosparsa di pangrattato, facendo in modo che lo spessore non superi i 3cm. Inforniamo a 180° per circa 30' (lei, ma anche io, ha aggiunto qualche fiocchetto di burro in superficie e una spolverata di grana)".


Veramente buona, così come diceva Imma e la menta ricorda ancora l'estate!


Baci


Stefania Oliveri

martedì 22 settembre 2009

La mia GROSSA, GRASSA (ma non troppo), (pseudo) MOUSSAKA GRECA

Ricordo di una lontana estate. Diciassette anni fa ho conosciuto quello che adesso è mio marito. Io studiavo all’Università Lingue, lui Ingegneria; io viaggiavo per studio (?!?!), lui per svagarsi dopo le fatiche dello studio; i miei soggiorni erano prevalentemente in famiglia o in college, i suoi in tenda (quando andava bene!). Io prendevo l’aereo, lui il treno. Ma la nostra prima estate, volevamo partire insieme. Ma come? Propendemmo per una semi, pseudo via di mezzo. Degli amici avevano deciso di andare in Grecia, in macchina, e noi, visto che entrambi non c’eravamo mai stati, decidemmo di accodarci. Partimmo con la sua Panda, soprannominata “Celestina” per via del suo colore, e attraversammo tutta la Sicilia, la Calabria e la Puglia fino a Brindisi per prendere la nave e traghettare fino a Corfù. Io dormivo, lui guidava e ciò lo innervosiva non poco! Ma che ci potevo fare se appena ingranava la marcia io cadevo in uno stato di catalessi? Arrivammo a Corfù a notte fonda, per cui non fu nemmeno facile trovare un campeggio. Inizio col dire che per me era la prima volta in assoluto e non vi posso dire. Ricordo solo erbacce altissime, animali dappertutto, i bagni… i bagni, meglio non ricordare. L’indomani mattina naturalmente “levammo le tende”, letteralmente. Cercammo quindi un altro campeggio. L’esperienza migliorò, ma di poco! E lì, capii che i bagni dei campeggi, semplicemente, non sono proprio nelle mie corde! Ma anche questa situazione lo infastidiva non poco. Ma che ci potevo fare io se i miei genitori mi avevano abituato a non condividere la toilette (sarebbe meglio cesso, in questo caso, ma non è fine!) con nessuno? Comunque proseguimmo il viaggio, fra alti e bassi e consigli su come fare, e finalmente arrivammo a Metzovo (dove finalmente il campeggio era abbastanza pulito e i bagni alla turca, almeno!) e alle Meteore, ma , a parte per le bellezze paesaggistiche, il viaggio proseguiva, comunque, con un certo nervosismo. Io scontenta e stanca, lui seccato dalle mie rimostranze. Arrivammo ad Atene, la patria degli Dei. Ma scoprì che neanche loro erano mai stati nei campeggi, altrimenti non sarebbero stati così sporchi e disorganizzati (o si?). Comunque i nostri amici improvvisamente dovettero ritornare in Sicilia. Che fare? Io sarei tornata, ma in aereo, tre giorni di viaggio per stare fuori solo sette giorni??? I miei viaggi duravano almeno un mese! Decidemmo di restare e proseguire da soli. Ci lasciarono un po’ scettici, pensando che non saremmo mai ritorneremo insieme in patria. A quel punto, soli, dovevamo decidere dove andare e pur di lasciare l’ennesimo campeggio brutto, sporco e pieno, no stracolmo, di camper e famiglie, decidemmo di spostarci su un’isola di fronte ad Atene, sperando di trovare qualcosa di meglio. E… sorpresa, ad Aegina non c’erano campeggi! “Wow”, penso io; “facciamo campeggio libero sulla spiaggia” propone invece lui! Dire che rimango basita è poco. “E qui non c’è nemmeno l’aeroporto” penso! “Mi rimane solo l’arma della gentilezza”; mi animo, quindi, di tutta la dolcezza che posso e gli propongo di affittare una camera. Forse grazie a tutta la stucchevolezza che gli ho riservato o solo perché ormai assolutamente sfinito, decise di accontentarmi. E così trovammo un posto delizioso (rispetto al campeggio, tutto mi sarebbe sembrato una reggia!). Una camera un po’ spoglia, con un armadietto a muro minuscolo (ma a che serve se c’è una comodissima unica sedia su cui accatastare e appallottolare ben bene tutto?…e io lì dovevo capire), e un bagno piccolo, piccolo, la cui doccia era davvero minuscola con il doccino talmente corto, che ci si doveva accucciare per lavarsi. Ma era tutto nostro, solo nostro, lindo, lindo (almeno dopo che l’ho pulito un po’). E poi c’era un glicine proprio sopra la nostra porta di ingresso, non vi sembra davvero romantico? Improvvisamente io sono diventata serena e simpatica, lui delizioso e dolcissimo. Decidemmo quindi di rimanere il resto della vacanza, cambiando obiettivo alla vacanza: da girovago per vedere tutto quello che c’era da vedere, a rilassante per rinfrancarci. Abbiamo cominciato a fare una vita da locali: fare la spesa, conoscere tutti i bottegai dell’isola, andare al mare, fare le piccole pulizie di casa, conoscere i vecchietti sulle soglie delle case ed essere invitati a bere Ouzo e fumare una sigaretta (solo lui) con questi gentilissimi signori, con i quali ci intrattenevamo in lunghissime chiacchierate ognuno nella propria lingua, capendoci! Insomma, passammo gli ultimi 15 giorni lì, senza più muoverci se non per ritornare insieme a casa, ed è stata la vacanza più bella della nostra vita. Dalla Grecia sono tornata un po’ ingrassata, per tutte le delizie che abbiamo mangiato, ma una cosa più di tutte mi è piaciuta: la MOUSSAKA, che mi ricorda quella vacanza partita così male e finita così bene! Quest’anno, dopo diciasette anni, ho deciso di provare a farla. L’ho preparata in occasione di una mega cena, sottolineando che non avevo seguito nessuna ricetta, ma solo i miei ricordi e che quindi era piuttosto un surrogato. Ma vi assicuro ha riscosso un successone.

La MIA GROSSA GRASSA (ma non troppo) pseudo MOUSSAKA GRECA:


1 kg di tritato di vitello di I scelta

1,5 kg di melanzane tunisine


Vino bianco


Mezza cipolla


1 carota

1 costa di sedano

1 cucchiaio di concentrato di pomodoro


3 pomodori spellati

Olio e sale


1 l. di besciamella (1 l. di latte, 3 cucchiai di fecola, 50 gr. di burro, sale, abbondante noce moscata e parmigiano)


Lavare e tagliare a fette di un centimetro (circa, anche meno) le melanzane e mettere in uno scolapasta con del sale per circa mezz’ora. Quindi sciacquare abbondantemente e asciugare. Spennellare le melanzane con dell’olio e mettere ad arrostire su una piastra ben calda.


Preparare quindi la carne. Mettere in una casseruola l’olio con la cipolla, il sedano e la carota tritati e far soffriggere. Aggiungere quindi la carne e far rosolare. A questo punto sfumare con il vino e quindi aggiungere il concentrato di pomodoro e i pomodori spellati e tritati. Far cuocere per ventina di minuti a fuoco basso e con il coperchio. Nel frattempo preparare la besciamelle, aromatizzandola con abbondante noce moscata e parmigiano. Quando tutto sarà pronto assemblare la moussaka. In una teglia fare uno strato con le melanzane, poi la besciamelle e infine la carne. Fare un altro strato e spolverizzare l’ultimo strato con abbondante parmigiano. (Io ho preparato due teglie con queste dosi). Mettere in forno a 180° per 20 minuti circa o fino a quando non ci sarà una crosticina dorata su tutta la superficie.

Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Roxy di Curiosando in cucina ... e non solo che scade fra brevissimo! Affrettatevi anche voi!



A presto

Stefania Oliveri

martedì 15 settembre 2009

Crostata ... di riso



Daniela (l’ennesima), è una ragazza dolcissima. La conosco da quando ero piccola ed è sempre stata bella. Una rossa bellissima. La cosa strana è che io vada d’accordissimo con lei perché per metà è tedesca e io, con le tedesche, ho avuto sempre delle incomprensioni (e non di tipo linguistico) di cui forse un giorno racconterò. Con il genere maschile invece sono sempre andata d’amore e d’accordo, perché (forse per supplire alla impulsività delle donne) sviluppano una dolcezza fuori dal normale. Daniela M. (così la distinguete dalle altre) ha ereditato le caratteristica maschile di questo popolo. E’ una persona deliziosa, attenta sempre ai bisogni degli altri e forse, anche per questo, ha sposato un uomo altrettanto adorabile (fra i nostri amici è stato eletto il miglior marito e papà, ma non altrettanto bello quanto della moglie! – per Maurizio: “ho speso qualche parola gentile anche per te, ma non volevo esagerare!!!” -). Ma torniamo a Daniela. Lei è sempre così attenta, dicevo, che anche quando organizza cene per molte persone, pensa sempre anche a me e a quello che posso mangiare. All’ultima cena, fra le tante cose che ha preparato che anche io potevo assaggiare, ha cucinato anche una crostata con il guscio di riso davvero strabiliante che è piaciuta molto a tutti. Le ho chiesto la ricetta e lei me l’ha data, dicendomi di averla presa da un numero di Sale e Pepe. Ieri sera l’ho voluta provare anche io, anche se, ho apportato qualche modifica perché non amando particolarmente il formaggio, non avevo a casa l’emmental e l’ho sostituito (degnamente) con il parmigiano. Il ripieno invece è stato pensato aprendo il frigo e mettendo quello che avevo a disposizione.

Ed ecco una semplice crostata adatta anche ai celiaci, ma ottima anche per i non celiaci.





La DEGNA SOSTITUTA DI UNA CROSTATA by Daniela M.


Ingredienti per il guscio:


200 gr. di riso ribe


70 gr. di parmigiano


2 albumi


Lessare il riso in abbondante acqua salata. Scolare e raffreddare. Aggiungere il parmigiano e due albumi, mescolare e stendere in una teglia (io l’ho fatta rettangolare, perché a Sferracavallo ho solo questa forma) coperta da carta forno bagnata e strizzata e spennellata con un po’ di burro fuso, cercando di dare la forma della crostata. Mettere in forno a 200° per 20 minuti ca. A questo punto preparare il ripieno.



Ingredienti per il ripieno:


2 tuorli


1 uovo intero


250 gr. di mascarpone (o panna)


Un po’ di parmigiano


Una confezione di pancetta affumicata


Pomodori ben sodi q.b.


Ho mescolato tutti gli ingredienti insieme, dopo aver riscaldato in un pentolino la pancetta e ho riempito il guscio di riso. Ho rimesso al forno per altri 20 minuti sempre a 200° e poi l’ho lasciata per altri 5 minuti nel forno spento. Si può mangiare calda o a temperatura ambiente ed è sempre buonissima.



Grazie Daniela!



Questo è un particolare del guscio di riso, interessante no?

Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Polepole del Circolo Vizioso, anche perché penso che sia adattissima ad una cena con tanti amici. Io l'ho rifatta proprio in occasione di una cena ed è piaciuta proprio a tutti!


Stefania Oliveri

mercoledì 9 settembre 2009

Riso selvatico con frutta

Vi ho già parlato di Celeste. Celeste è il mio fruttivendolo di fiducia di Sferracavallo, perché la sua frutta e la sua verdura sono sempre buonissime e freschissime e i prezzi non sono come quelli del mio "amico" di Palermo che sembra avere frutta di Cartier! La prima volta che ho comprato qualcosa da lui, mi sembrava che conoscesse tutti gli acquirenti benissimo, “d’altro canto”, pensavo, “siamo in un piccolo paesino, è normale che si conoscano tutti!” Servendo la prima cliente (il turno è lungo) avendola chiamata “dottoressa”, ho pensato di trovarmi di fronte al medico del paese; il cliente successivo (un anziano signore) viene apostrofato “giovanotto” e, ricordo, ho pensato “sarà un amico da lungo tempo”. Arriva il turno di un’anziana signora, che viene chiamata “nonna”… “no, non sembra la nonna di Celeste”, ho pensato, “ma certo, si conoscono tutti e quindi c’è confidenza fra loro”. Osservo più attentamente (il tempo si deve ingannare in qualche maniera) e mi accorgo che la regola di Celeste prevede l’appellativo “dottoressa” per tutte le donne della mia età che non ha mai visto prima o che vede solo nel periodo estivo; gli anziani vengono invece tutti apostrofati con “giovanotto” e le signore d una certa età “nonna”. Certo se chiamasse così mia madre, lei si offenderebbe a morte! Una volta che una giovane cinese sulla spiaggia, che le voleva vendere qualcosa, l’ha fatto, è stata letteralmente aggredita, subendo una bella e approfondita lezione sulle forme di cortesia, i pronomi e i sostantivi adatti per rivolgersi alle persone, con relativa sottolineatura sul fatto che voleva essere chiamata SIGNORA, doveva darle rigorosamente del LEI e che le poteva venire mamma e non nonna. Nel frattempo io, invece, mi godevo la scena, sghignazzando perché vedevo la povera cinesina, che non capendo una parola di quello che mia mamma le diceva, per compiacerla, annuiva continuando imperterrita a dire “si nonna!” Per tutta risposta, mia madre, sempre molto pietosa e prodiga nei confronti di tutti i bisognosi, non ha comprato più niente dalla sventurata per tutta la stagione estiva. Ritornando a Celeste, oggi però, forse perché già e da un po’ che mi vede, mi ha cambiato l’appellativo e mi ha avanzato di grado, chiamandomi “bellezza”… e io ancora non so se esserne lusingata … o offesa come mia mamma, ma per il motivo opposto! D’altronde SONO UNA SIGNORA!

Se vi state chiedendo perché ho raccontato tutta questa storia, voglio dirvi che la ricetta di oggi prevede un ottimo “cantalupo” e un profumatissimo ananas, comprati proprio da Celeste.

INSALATA DI RISO SELVATICO


Ingredienti:


500 gr. riso selvatico misto


Mezzo melone “cantalupo”


Mezzo ananas


Una lattina da 250 gr. di mais


250 gr. di polpa di granchio


Ho lessato il riso in abbondante acqua salata. Ho scolato e raffreddato sotto l’acqua corrente e poi ho condito il riso con olio extravergine d’oliva. Nel frattempo ho tagliato a cubetti l’ananas e il melone ed ho aggiunto al riso insieme alla polpa di granchio. Servire freddo. Ottimo e fresco e… forse abbastanza dietetico (che non guasta mai)!


lunedì 31 agosto 2009

I Peperoni della suocera ... non sono indigesti





La mia ex suocera (ex solo perché mamma del mio ex fidanzato) era una cuoca strepitosa. Ora che ci penso assomigliava anche un po’ a Nigella, sia fisicamente che caratterialmente (almeno dal punto di vista culinario). Bella, giovane, fisico prorompente e brava cuoca. Purtroppo questo non le era bastato a mantenersi il marito, che, quando ancora i bambini erano piccoli (ben tre maschi!) l’aveva lasciata per un’altra donna (ma forse l’ennesima). Questo le aveva causato qualche problema (ma io all’epoca pensavo che un marito come quello era meglio perderlo che trovarlo), ma tant’è, lei ci soffriva tanto e passava anche periodi molto lunghi di depressione. Fra una depressione e l’altra, però, uno dei suoi hobby, era quello appunto di cucinare, e l’arte l’aveva pure passata al figlio (il mio ex, per l’appunto) che, forse costretto dalle lunghe “assenze” dalla cucina della mamma, non solo ripeteva con eccellenza i suoi piatti, ma (quando ci siamo lasciati) aveva intrapreso anche la via della cucina cinese, che io adoro, ma che non mi ha fatto desistere dal lasciarlo. Uno di quei piatti fantastici, che tuttora io ripropongo spesso per le mie cene, per la semplicità dell’esecuzione e il gradimento che riscuote (non vi sembra una frase di Nigella?), sono i “Peperoni con mollica e pinoli” e non trascuro mai di citare l’autrice del piatto e il relativo racconto dell’ex suocera e dell’ex fidanzato… ormai con il sorriso un po’ complice anche di mio marito.

I PEPERONI della ex SUOCERA



(le dosi sono assolutamente imprecise, perché il piatto si fa rigorosamente ad occhio e fra l’altro anche mentre lo facevo non ho fatto caso alle quantità)


2 peperoni rossi e 2 gialli (la cromia ha un suo valore!)


1 cipolla media


Olio extravergine d’oliva


Una manciata di uvetta passa


Una manciata di pinoli


Una manciata di parmigiano


Pangrattato (forse due manciate) io ho usato quello della Biaglut, ma devo dire che potete usare quello dell’Albatros che si trova facilmente da Eurospin ed essendo di mais, va benissimo per i celiaci


Lavare, pulire e tagliare a quadretti i peperoni. Affettare (non troppo sottilmente) la cipolla e metterla a soffriggere con l’olio in una padella larga. Aggiungere quindi i peperoni e far rosolare ben bene. Nel frattempo mettere a bagno l’uvetta per farla rinvenire, a quasi a fine cottura aggiungerla insieme a pinoli, ai peperoni. Far tostare il pangrattato con un po’ d’olio e il sale e aggiungere ai peperoni ormai cotti. Spegnere il fuoco e aggiungere il parmigiano. Riassicuro una libidine!


E ora andiamo ad un giochino passatomi dalle Broccole Francesca e Fiorella. Consiste nel riportare la frase riportata nel quinto rigo di pagina 161 del libro che si sta leggendo. Per adesso, per la verità, sto leggendo dei libriccini piccoli piccoli che non arrivano mai neanche a 100 pagine, ma perché mi devo riprendere da "Ad un cerbiatto somiglia il mio amore", che invece di pagine ne possiede ben 781. Per cui la frase appartiene a questo "chiummo" (per i non siciliani "pesante volume" non solo per il suo reale peso specifico) ed è: "a lei parvero torbidi e come ciechi - e la fissò senza comprendere." Passo il gioco a due blog simpaticissimi quello di Alessandra e Daniela di Menu Turistico e quello di Anna di La settimana gastronomica.


Arrivederci ... (se il computer me lo consente)


Stefania Oliveri

sabato 22 agosto 2009

Spaghetti di soia e verdure saltate nel wok (quanto sono cinese!)


Sabato mattina di agosto ore 9. Sono a letto. Stamattina non sono andata a correre perché la mia amica Daniela (la chiamerò S. così capite quale delle trecento Daniele è) è partita (anche lei, sigh!) per andare a prendere sua figlia ballerina a Catania per uno stage. Sento il cane del vicino e mi risveglio, ma rimango a poltrire e a crogiolarmi visto che da lunedì si riprende a correre alle 7.30. Non aspetto nemmeno l’uomo delle pulizie che sostituisce la mia donna delle pulizie, perché, quest’anno anche lui ha deciso di andare in vacanza… Quindi decido di dilatare il tempo e di dedicarmi un po’ di coccole prima di cominciare a ordinare, pulire, lavare, ritirare la biancheria, mettere la lavatrice e nel pomeriggio stirare (stiro ogni giorno!!!), cucinare, pulire, ecc.. Tutti dormono a casa e di solito prima delle 10.30 (ma solo se li chiamo io, perché appunto devo pulire le stanze loro) non si alzano e con fatica. Anche mio marito finalmente è in ferie, cioè non va a Palermo a lavorare, ma lavora da Sferracavallo (ma almeno è a casa!). E lui, che è un tesoruccio, visto che tutti hanno deciso di darmi forfait per le pulizie, ha deciso di aiutarmi: vuole imparare a cucinare! Però, c’è un però. Ha aggiunto che vuole imparare a fare tutte quelle cose che di solito non faccio io e cioè vuole cucinare “normale” come dicono i miei figli e fritture varie, che io invece evito accuratamente di fare a casa. Così, mi propone di fare le cotolette e le patatine fritte. Ok, ma un po’ a malincuore. Nella mia mente passa già grasso sui glutei, sulle cosce, cellulite dappertutto, arterie ostruite, cibo insano, ma soprattutto schizzi d’olio su tutta la cucina! Che alla fine dovrò faticosamente pulire io. Eh sì. Gli uomini si sa, sono carini, cucinano, a volte fanno pure i piatti, e a volte aiutano anche a stirare, a passare lo straccio, ma la pulizia della cucina è una di quelle cose che proprio non capiscono. Non per cattiveria, ma una volta fatti i piatti, cosa altro c’è da fare? Soprattutto se il piano cottura è di un bellissimo e splendente acciaio e le mattonelle di fronte di n bel bianco appena bordato di azzurro? E va bene, facciamo aiutare! Ed ecco a voi LE COTOLETTE (naturalmente impanate dalla sottoscritta, perché lui è lo chef!) E LE PATATINE FRITTE (però, amorevolmente tagliate dal marito!)
Sulla ricetta non mi dilungherò perché penso che anche un bambino le sappia fare, ma in compenso mi dedicherò ad un’altra ricetta, che riequilibra il colesterolo del cibo “normale”.
SPAGHETTI DI SOIA CON VERDURE SALTATE

Una confezione di spaghetti di soia da 250 gr.
4 carote
3 zucchine
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 cipolla
Salsa di soia
Olio (anche se la ricetta è orientaleggiante io non riesco a rinunciare all’extravergine d’oliva!)
Dopo aver lavato accuratamente tutte le verdure, bisogna tagliarle a bastoncini alla maniera cinese (o simil tale). A questo punto è “indispensabile un wok, nel quale aggiungere l’olio per farlo scaldare. Aggiungere quindi tutte le verdure (e io vi consiglio di mettere prima le carote e le cipolle, e poi tutto il resto) e far saltare per pochi minuti, alias le verdure devono cuocere, ma rimanere croccanti). Preparare gli spaghetti di soia è quanto di più facile: basta seguire le indicazioni sulla confezione! Comunque, si tengono a mollo per dieci minuti in acqua a temperatura ambiente e poi altri 2 in acqua bollente. Quindi si scolano e si passano nel wok dove ci sono le verdure e si fanno saltare aggiungendo la quantità di salsa di soia preferita. Servire caldi.
La quantità che sembra irrisoria basta per 6 persone… almeno che non abbiate degli amici come i miei, che avendo gradito e apprezzato moltissimo, li hanno spazzolati via tutti con il bis!
Approfitto per ringraziare la dolce Mariarita di Dolce e Salato per avermi passato questo bellissimo premio, che se anche avevo già ricevuto e passato, fa sempre piacere riricevere!!! Baci Mariarita!

Baci e a presto (almeno spero)
Stefania Oliveri

domenica 16 agosto 2009

Torta cioccolato e fichi



Agosto. Ormai è arrivato (e ormai sta quasi finendo). E tutti sono partiti. Perfino la mia tata. E noi qui. OK, non mi posso lamentare, questo inverno sono partita due volte! Ma ad agosto mi sembra di essere assolutamente sola e senza amici e famiglia, perché ognuno va per la sua strada e quando tutti (o quasi) entrano in vacanza, io, invece comincio a lavorare. Tutti i figli a casa a sporcare (stanza, vestiti, bagno…), il marito a casa, che decide di fare tutto quello che si è ripromesso di aggiustare durante tutto l’anno, ma con uno strano ordine, tutto insieme e quindi poi si trovano oggetti vari sparsi per casa e giardino in attesa di essere sistemati. Donna delle pulizie in vacanza. Quindi io comincio a svolgere i lavori forzati e comincio a fare le grandi pulizie della casa (non perché mi vada, anzi al contrario, io vorrei non fare niente tutto il giorno, ma la mia pignoleria e naturale avversione contro il disordine, primo, e sporco, dopo, mi portano per forza di cose a diventare maniaca, ma essendo innaturalmente predisposta alla fatica, mi deprimo!). Tutto questo mi porta però a risparmiarmi in altre faccende, come ad esempio cucinare. E allora comincio ad evitare di preparare tutti quei cibi complicati per cui ci vogliono più di dieci minuti di preparazione e quindici di cottura e se non c’è cottura meglio! Allora ecco che cominciano insalate, capresi, panini e gelati, magari pure confezionati e la mia volontà di salutismo barcolla, barcolla, fino a cadere del tutto. Devo dire il tutto condito da infinita gioia dei miei figli che non si sentono più minacciati dai piatti “strani” della mamma. Anche questo, invece, a me mi deprime perché vengono meno tutti i principi in cui credo per 11 mesi all’anno! Però, visto che mia suocera, assolutamente inaspettatamente, mi ha portato un cesto di fichi del suo giardino ed essendo stata invitata da mia cugina, che adora il cioccolato e tutte le sue varianti, ho deciso di forzarmi e prepararle una torta al cioccolato e fichi.

LA TORTA PER MARI

Ingredienti:
(uguale alla torta per i pic nic e cioè):
250 gr. di cioccolato fondente
250 gr. di burro
6 uova
250 gr. di mandorle spellate (farina di mandorle)
250 gr. di zucchero
4 fichi
Zucchero a velo per guarnire
Sciogliere il cioccolato con il burro a fiamma bassissima. Nel frattempo sbattere le uova (tutte intere) con lo zucchero, unire le mandorle, quindi il cioccolato fuso. Versare il composto ben amalgamato in una tortiera di 22 cm coperto di carta forno o, come faccio io, di silicone (ma se cucinate per un celiaco vi cosnsiglio vivamente la carta forno, così si evita qualsiasi contaminazione, dannosissima). Tagliare i fichi a fettine sottili, dopo averli lavati (ma non togliete la buccia) e disporli a raggiera sulla torta. Cuocere in forno già caldo a 160° C per circa un’ora. Lasciare raffreddare per 15 minuti prima di sformarla e cospargere di zucchero a velo.
Questa piccola modifica la rende, se possibile, ancora più buona!
Con questa ricetta, con onore, partecipo alla raccolta delle gemelline Manu e Silvia di Spizzichi e Bocconi sui fichi!
A presto
Stefania Oliveri

sabato 8 agosto 2009

Risotto Radicchio, Ananas e Pancetta


Il 17 luglio mio figlio è stato invitato ad una festa fantastica. Due suoi compagni (gemelli) hanno voluto festeggiare l’estate e la loro mamma ha organizzato una festa memorabile. Cominciamo con la location: un attico e superattico con una immensa terrazza che domina tutta Palermo, circondata dal parco della Favorita (chi l’ha mai visto dall’alto? Adesso io sì!) e che estende lo sguardo fino al golfo di Mondello (avete presente la bellezza?). Evvabbe’ i bambini naturalmente non hanno apprezzato questo aspetto… L’immensa terrazza (ben organizzata con salottini di vimini sparsi qua e là e gazebi che ne rinfrescano gli angoli salotto) è stata predisposta per far fare il bagno in una piscina, una caccia al tesoro, un angolo disegno a terra e uno creatività dove fare lavoretti tanto cari ai bambini, e questo sì che ai bambini è piaciuto tanto.
Arriviamo a casa di Silvia (questo il nome della mamma, anzi supermamma) e immediatamente Daniele viene spogliato e catapultato in questo mondo magico. Vado via subito (non prima di aver ammirato il panorama) e mio figlio neanche si accorge che me ne sto andando! Altro che capricci e “le mamme rimangono tutte alle feste, perché tu vai sempre via?” che ti fa sentire la mamma peggiore al mondo!Sbrigo tutto quello che c’è da sbrigare, approfitto degli sconti per fare degli “affari” e comprare qualcosa di decente al mio adolescente in piena tempesta ormonale e non solo. Compro costumi (costumi? Non so se così si possono chiamare bermuda lunghi al polpaccio, larghi e griffati – altrimenti anche se lunghissimi e larghissimi, comunque non sono quelli giusti – i poteri di una scritta!), magliette, scarpe da ginnastica, insomma tutte quelle cose che i ragazzini desiderano, ma che ho deciso di comprare solo se costano quanto quelli “normali” (cioè non griffati, perché ho spiegato ai miei figli che tutti gli indumenti sono di marca, possedendo ognuno un loro marchio!!!) e torno, soddisfatta dei miei acquisti, o quasi, a riprendere il mio cucciolo, e penso “a questa ora mi aspetterà con ansia!” Arrivo invece all’ora della merenda… Sul tavolo ogni sorta di leccornia e … tatan (sarebbero squilli di tromba) preparati tutti solo e rigorosamente da Silvia. E non solo. Tutto era finemente realizzato, ogni cibaria era “confezionata” rigorosamente da vero e reale finger food. Alla fine i dolci (proprio come si conviene, ma quanto è tradizionale!) e tatan (altro squillo di tromba): mini (ma veramente mini) muffins al cioccolato, briochine con nutella, budinetti al cioccolato e infine, ma assolutamente non ultimo, il parfait di mandorle, il più buono, squisito, eccellente, che io abbia mai mangiato! Inutile dirvi che ho proposto a Silvia di collaborare con il mio blog. Inutile anche dirvi come siamo andate subito d’accordo, ma è anche inutile dirvi come mi sono sentita assolutamente poco attiva. Fino a poco tempo fa detenevo il primo posto come supermamma (tre figli, lavoro, cucina, organizzazione di feste), ma mi sono vista assolutamente spodestare da questa grandissima donna che oltre a lavorare (ed è docente all’università), a seguire meravigliosamente i suoi figli (gemelli!) sotto tutti i punti di vista, non ultimo quello ludico, a preparare tutti questi manicaretti, è sempre di una serenità e calma invidiabile, al contrario di me che quando mi cimento nella metà delle cose, poi sono veramente isterica e intrattabile! Inutile anche dirvi che Daniele non voleva andare più via e Silvia lo ha pure invitato a restare a dormire a casa sua (“rimangono altri due bambini, che differenza fa se rimane anche tuo figlio!”) e per portarmelo via (strapparlo fisicamente dall’abbraccio intenso e tenace alla gamba di Silvia) ho dovuto promettere di invitarli al più presto a casa mia… ma che problema c’è? Dovrò stupirla con un super menu!
E siccome per adesso sono partiti mi sto avvantaggiando provando nuove ricette da riproporre!Il 17 luglio mio figlio è stato invitato ad una festa fantastica. Due suoi compagni (gemelli) hanno voluto festeggiare l’estate e la loro mamma ha organizzato una festa memorabile. Cominciamo con la location: un attico e superattico con una immensa terrazza che domina tutta Palermo, circondata dal parco della Favorita (chi l’ha mai visto dall’alto? Adesso io sì!) e che estende lo sguardo fino al golfo di Mondello (avete presente la bellezza?). Evvabbe’ i bambini naturalmente non hanno apprezzato questo aspetto… L’immensa terrazza (ben organizzata con salottini di vimini sparsi qua e là e gazebi che ne rinfrescano gli angoli salotto) è stata predisposta per far fare il bagno in una piscina, una caccia al tesoro, un angolo disegno a terra e uno creatività dove fare lavoretti tanto cari ai bambini, e questo sì che ai bambini è piaciuto tanto.
Arriviamo a casa di Silvia (questo il nome della mamma, anzi supermamma) e immediatamente Daniele viene spogliato e catapultato in questo mondo magico. Vado via subito (non prima di aver ammirato il panorama) e mio figlio neanche si accorge che me ne sto andando! Altro che capricci e “le mamme rimangono tutte alle feste, perché tu vai sempre via?” che ti fa sentire la mamma peggiore al mondo!Sbrigo tutto quello che c’è da sbrigare, approfitto degli sconti per fare degli “affari” e comprare qualcosa di decente al mio adolescente in piena tempesta ormonale e non solo. Compro costumi (costumi? Non so se così si possono chiamare bermuda lunghi al polpaccio, larghi e griffati – altrimenti anche se lunghissimi e larghissimi, comunque non sono quelli giusti – i poteri di una scritta!), magliette, scarpe da ginnastica, insomma tutte quelle cose che i ragazzini desiderano, ma che ho deciso di comprare solo se costano quanto quelli “normali” (cioè non griffati, perché ho spiegato ai miei figli che tutti gli indumenti sono di marca, possedendo ognuno un loro marchio!!!) e torno, soddisfatta dei miei acquisti, o quasi, a riprendere il mio cucciolo, e penso “a questa ora mi aspetterà con ansia!” Arrivo invece all’ora della merenda… Sul tavolo ogni sorta di leccornia e … tatan (sarebbero squilli di tromba) preparati tutti solo e rigorosamente da Silvia. E non solo. Tutto era finemente realizzato, ogni cibaria era “confezionata” rigorosamente da vero e reale finger food. Alla fine i dolci (proprio come si conviene, ma quanto è tradizionale!) e tatan (altro squillo di tromba): mini (ma veramente mini) muffins al cioccolato, briochine con nutella, budinetti al cioccolato e infine, ma assolutamente non ultimo, il parfait di mandorle, il più buono, squisito, eccellente, che io abbia mai mangiato! Inutile dirvi che ho proposto a Silvia di collaborare con il mio blog. Inutile anche dirvi come siamo andate subito d’accordo, ma è anche inutile dirvi come mi sono sentita assolutamente poco attiva. Fino a poco tempo fa detenevo il primo posto come supermamma (tre figli, lavoro, cucina, organizzazione di feste), ma mi sono vista assolutamente spodestare da questa grandissima donna che oltre a lavorare (ed è docente all’università), a seguire meravigliosamente i suoi figli (gemelli!) sotto tutti i punti di vista, non ultimo quello ludico, a preparare tutti questi manicaretti, è sempre di una serenità e calma invidiabile, al contrario di me che quando mi cimento nella metà delle cose, poi sono veramente isterica e intrattabile! Inutile anche dirvi che Daniele non voleva andare più via e Silvia lo ha pure invitato a restare a dormire a casa sua (“rimangono altri due bambini, che differenza fa se rimane anche tuo figlio!”) e per portarmelo via (strapparlo fisicamente dall’abbraccio intenso e tenace alla gamba di Silvia) ho dovuto promettere di invitarli al più presto a casa mia… ma che problema c’è? Dovrò stupirla con un super menu!
E siccome per adesso sono partiti mi sto avvantaggiando provando nuove ricette da riproporre!


RISOTTO RADICCHIO, ANANAS E PANCETTA

1 ananas

1 confezione di pancetta affumicata a cubetti

mezzo cespo di radicchio

pamigiano

curry

450 gr riso

vino bianco

mezza cipolla

brodo vegetale

olio extravergine d'oliva

Tritare la cipolla e mettere a stufare con l'olio, aggiungere la pancetta e quindi il riso e far tostare. Aggiungere quindi il vino e fare sfumare. Aggiungere il brodo a poco a poco. Nel frattempo fare stufare con l'olio un po' di cipolla e il radicchio e quasi a fine cottura del riso aggiungere. Tagliare l'ananas a cubetti e fuori dal fuoco aggiungerlo insieme al curry, burro e parmigiano. Servire sull'ananas tagliato a metà.

Ottimo e très chic ... ma lo mangeranno anche i gemelli?


A presto
Stefania Oliveri

sabato 1 agosto 2009

Insalata di riso salmone e caviale e premio e raccolta


Da quando sono qui a Sferracavallo la mia vita è sicuramente cambiata e non solo perché non lavoro! Tanto per cominciare mi sembra di abitare in uno di quei paesini sperduti incontaminati dalla vita frenetica. Proprio nel posto dove abito io, infatti, gli unici “rumori” che si sentono sono quelli della natura, che seppur chiassosa, non è assolutamente disturbante, anzi. Seconda cosa: Sferracavallo risulta essere un paesino ancorato ancora alla genuinità delle cose. Il contadino che ti porta la frutta, la verdura e perfino le uova fresche e biologiche. Il macellaio, gentile, che ha solo carne freschissima. Il pescivendolo, che vende solo pesce di giornata. E la gentilezza della gente, che, abituata a riconoscere tutti gli abitanti, quando vede me, “straniera”, si mostra ancora più gentile e disponibile. Queste piccole cose, che dovrebbero essere assolutamente scontate, per una cittadina come me, e di Palermo per giunta, dove la gente si stupisce quando da buona vicina offro una tazza di caffé al nuovo arrivato, risultano davvero sorprendenti. Inoltre sento l’odore di aria pulita, fatta di alberi e fiori, di mare e di pesci. Tanto che per conformarmi a questa salubrità del luogo, con la mia amica Daniela (la mia amica che abita a Sferracavallo – io conosco almeno una decina di Daniela, e sono tutte mie amiche!-) abbiamo deciso che ogni mattina alle 7.30 ci facciamo una bella scarpinata e arriviamo fino alla riserva di Capo Gallo. Certo per una antisportiva come me, anche questo è una grossa novità. E vi giuro, neanche mi pesa. Sferracavallo però ha un grosso, anzi grossissimo limite, per una fashion addict (e assolutamente non victim!!!) come me: non ci sono negozi dove fare shopping! Ma non dico per dire che ce ne sono pochi, o per dire che non vendono niente di buono. Non ce ne sono proprio! C’è il giornalaio, ci sono diversi bar, ristoranti a profusione, naturalmente un supermercato, alcuni panifici, il fruttivendolo, il pescivendolo, il macellaio e nient’altro! Giuro, nient’altro. Così, visto che ormai gli sconti sono arrivati al 50%, ieri, sempre con la mia amica (per adesso condividiamo quasi tutto) siamo andate a Palermo, approfittando del fatto che lei doveva comprare pure un regalo. Non vi dico la goduria. Certo la confusione c’era, il traffico pure, la gente a mai finire e l’odore di asfalto e sudore anche. Ma volete mettere la goduria di entrare ed uscire da tutti i negozi del centro?. Un piccolo (quasi insignificante) problema di Palermo è, però, il posteggio. Nonostante le zone blu a pagamento, che si estendono perfino dentro le abitazioni (a momenti), il parcheggio rimane sempre un problema. Difficilmente si trova, quando se ne trova uno, qualcuno è subito pronto a fregartelo (la cortesia è proverbiale in città) e quando finalmente invece lo trovi e ti posteggi,devi cominciare a cercare un posto dove vendono i biglietti. E anche questa è una ricerca piuttosto lunga. A volte trovi qualche bel posteggiatore (di solito di colore, quindi belli per davvero) che ti vengono prontamente in soccorso vendendoti i biglietti agognati, sotto ricompensa, naturalmente! Ieri, però, con la mia amica abbiamo voluto fare le signore, così ci siamo recate direttamente in un garage per lasciare la macchina e non sottoporci al supplizio della ricerca. Il tizio ci chiede “Prima delle otto (p.m. intendeva) venite?” e la mia amica risponde “siamo facce che facciamo più tardi?” sottintendendo, “noi siamo signore, ma con tanto di mariti e figli che ci aspettano per quell’ora, per cenare!” Sorridiamo e andiamo. Andiamo libere, felici, spensierate, anzi impensierite solo da quante cose belle vediamo e possiamo comprare… Ci spingiamo, forse, un po’ troppo. Ma si sa Palermo è grande e il centro infinito e pieno, pieno di bei negozi! Riusciamo però, nonostante tutto, a ritornare in tempo, o quasi. Sono appena le 20.05. Ma qui, noi siciliani, siamo flessibili. Noi crediamo ciecamente nel quarto d’ora accademico. Noi siamo gentili e disponibili e pronti alle esigenze altrui. Noi non siamo svizzeri, non regoliamo gli orologi. Il tempo da noi si dilata. Si cena tardi, fa sempre così caldo! Evidentemente l’appalto del garage invece, è stato dato in mano ad una compagnia tedesca. E alle 20.05 il cancello era ben chiuso, con la nostra macchina dentro! La mia amica dimostra un aplomb invidiabile. Si reca al bar di fronte per ricevere notizie. Io invece entro in panico. Penso a tutto quello che di negativo comporterà questa situazione e mi vedo senza via di uscita. Lei serafica ritorna e mi annuncia che non hanno lasciato le chiavi, che il tizio non ha il numero di telefono di nessuno, che se ne parla l’indomani per riprendere la macchina. La mia amica, sempre serafica, mi propone di prendere l’autobus (due per la verità) e tornare a casa. E io penso “così vestite, con questi tacchi, con tutti questi pacchi, ferme ad aspettare il primo e il secondo autobus, ci fanno a pezzettini”. Decido di chiamare mio marito e con voce da gattina spaurita, gli racconto la nostra disavventura e l’intenzione di tornare con l’autobus, per non disturbarlo. Conto, però, sul fatto che anche a lui verranno i miei stessi pensieri. E infatti, disponibile (ma lui è sempre disponibile se io mi trovo in difficoltà) mi dice di non pensarci nemmeno e che ci verrà a prendere lui. La mia amica, mi propone di prendere un aperitivo al bar, ma poi mi vede un po’ costipata e mi propone dell’acqua, che comunque non riesco nemmeno a mandare giù. Penso al fatto che poi si deve recuperare la sua macchina e quindi l’indomani, bisogna ritornare a Palermo, col caldo, col traffico e domai è sabato mio marito è casa! Ci sediamo, comunque ad aspettare mio marito, sorseggiando la nostra acqua frizzante con ghiaccio e limone, e il barista ci dice, che in questo garage posteggia una signora che ogni sera verso le nove esce. Se almeno lei aprisse il cancello, magari potremmo cercare le chiavi e vedere di recuperare la macchina. Ma della signora neanche l’ombra. Vediamo preparare dei cocktail eccezionali (ma io non riesco a deglutire neanche l’acqua) e parliamo della vicenda con il barman, aspettando mio marito. Sono già le 21.15. Mio marito sta ritardando, ma quando l’ho chiamato era ancora al mare. All’improvviso il barman riconosce un ragazzo che posteggia la sua auto in questo stesso garage, così avverte la mia amica di vedere se può recuperare la macchina. Io incrocio le dita, spero che le chiavi siano dentro l’abitacolo, spero che ci sia la possibilità di uscire la macchina da quel posto! Un sorriso illumina il volto di Daniela che trionfante mi avverte che può prendere la macchina. Telefono subito a mio marito per bloccarlo, ma nel frattempo lo vedo arrivare con tutti i bambini, bagnati, tramortiti, ma trionfanti di essere finalmente arrivati perché per strada c’era un gran traffico. Mio marito non si è arrabbiato, anche perché, grazie al ragazzo che ci ha aperto il garage, siamo riuscite a nascondere tutti i nostri pacchi e pacchettini, con i nostri acquisti nel portabagagli della macchina… altrimenti: APRITI CIELO!
Con questa amica, come vi dicevo, per adesso condivido molte cose, fra cui le occasioni gastronomiche. Così quando ho invitato a cena le mie cugine, lei non poteva mancare, apportando, fra l’altro, il suo aiuto con due buonissime frittate, apprezzatissime da tutti i commensali. In quella occasione ho anche preparato una insalata di riso … delle mie! In realtà è un’insalata fatta una volta da una mia cognata che io ho rivisitato in questa maniera. La sua era buona, ma la mia di più!
INSALATA RIVISITATA DELLA COGNATA
Ingredienti (dosi ad assoluto piacere o occhio):
600 gr. riso per insalate (io sempre e solo Flora)
Una busta da 200 gr. di salmone affumicato
Mezzo barattolino di caviale (io ho usato uova di lompo rosse)
100 gr. di rucola
100 gr. di radicchio
1 mela granny smith
Olio extravergine d’oliva
Limone
sale
Lessare il riso in abbondante acqua salata. Scolare e far raffreddare amalgamandolo con abbondante olio. Tagliare il salmone a striscioline e mettere a macerare con olio, limone, sale e pepe. Lavare bene le verdure e tagliare anche esse. Ridurre a dadini la mela e irrorare con il succo del limone. Infine assemblare il tutto e infine coprire con le uova del caviale.
Semplicemente MERAVIGLIOSA!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta, segnalatami dalla gentilissima broccola Fiorella, di Nico del blog "La mia Agenda"


Adesso voglio ringraziare la carissima Maria Rita per questo premio meraviglioso che mi ha donato


E lo passo a:


Antonella di Toni's Pastries


Ad Alessandra e Daniela di Menù Turistico


Alle Fiorella e Francesca di Due Broccole in cucina


A Manu e Silvia di Spizzichi e Bocconi


A Roby di I pasticci di Roby


A Luca e Sabrina di Sapori diVini


A Cinzietta di


A Valentina di Cuochetta in Punta di piedi


A Barbara di Chez Babs


A Jelly di Fragole e Cioccolatto


Ad Edi del Golosorso ed io


e a Dario di Zioda'


Baci a tutti


Stefania Oliveri

mercoledì 29 luglio 2009

Bruschetta Hummus di Peperoni

Mi sono svegliata Farah Fawcett. Vi ricordate una delle protagoniste di Charlie’s Angels? La bellissima bionda con la chioma più fluente del mondo, ammirata proprio per questo, da tutto il globo e quindi anche da me? Fin da piccola ho desiderato avere quei capelli! Per di più anche la mia mamma, la mia nonna materna, quasi tutte le mie zie (sorelle della mamma), alcune mie cugine e cugini, e ora anche i miei discendenti possiedono dei meravigliosi, fluentissimi capelli biondi e, se non bastasse, dei profondissimi occhi azzurri. Insomma sono contornata dai tipici normanni. Io invece ho preso dalla parte paterna ed esattamente dalla nonna, mamma del mio papà: bruna (quasi nera per l’esattezza), capelli lisci, anzi “chiodini” come una volta li ha apostrofati un parrucchiere, con occhi verdi, ma oliva, e carnagione chiara,di quel biancore assoluto che quando ero piccola i miei fratelli, per scherzare (ma mica tanto), mi dicevano che le pareti di casa nostra erano più colorite. La mia mamma, invece, così come tutta la sua famiglia, ha i colori tipici dei californiani. Bionda, carnagione ambrata, occhi azzurri e profondi. Bella, anzi bellissima, tanto che ancora ci fermano per farle i complimenti per i begli occhi. Non solo e non basta. I capelli della mia mamma sono di quel tipo che una volta che li pettini stanno esattamente come li hai pettinati e la mattina dopo sembra che invece di dormire tutta per intero, abbia posato la sua testa sul comodino. Anche io la mattina dopo averci dormito sopra ho bisogno di pettinarli perché restano sempre lisci. Immaginate cosa sia stata la mia adolescenza in pieni anni ’80 (1980), quando si usavano i capelli ricci e vaporosi! Ho anche fatto una permanente una volta, ma neanche quella ha sortito l’effetto desiderato, anzi! Alla fine del mio corso di studi, proprio pochi mesi prima della mia laurea, decisi di dare un look nuovo alla mia capigliatura e che se riccia non potevo diventare, almeno bionda lo potevo essere. Meno male che la moda era cambiata e anche i capelli lisci e lunghi si portavano. Certo io non desistevo dal proposito di averli quanto meno ondulati. Così ogni settimana mi recavo dal parrucchiere e rifacevo fare i capelli “mossi”, ossia grandi riccioli che si dovevano trasformare in bellissime onde come appunto quelli di Farah Fawcett. Purtroppo, invece, nel giro di mezz’oretta cadeva tutto rovinosamente e precipitosamente. Per fortuna ritornando perfetti capelli lisci. A nulla servivano quintali di lacca che facevo mettere al parrucchiere. A nulla serviva aggiungerne dell’altra anche a casa. A nulla anche la tortura a cui mi sottoponevo ogni notte dormendo con i bigodini cosiddetti morbidi, che comunque di notte tanto morbidi non risultano, facendomi passare gran parte della nottata sveglia per i dolori. Poi mi sono sposata. Certo non volevo trasformarmi dalla mogliettina tutta curata e carina del giorno, alla strega brutta e trasandata della notte, anche perché passavo più tempo notturno col maritino, che diurno. Allora escogitai le mollette a becco di cicogna, da mettere la mattina prima di entrare in doccia e togliere subito dopo. Perché si sa, il vapore acqueo aiuta a mantenere la piega. In queste due fasi della mia vita riuscivo a mantenere i boccoloni per una oretta circa e cioè il tempo necessario di uscire da casa e andare a lavorare. Alla fine, ma solo l’anno scorso, ho deciso che alla mia tenera età dovevo smettere di andare dietro ai miei desideri e di assecondare la natura del mio capello. Certo al colore originale non potevo tornare (qualche capello bianco – causa figli – me lo impedisce), ma perché non fare un taglio retto, anzi come si usa ora (si usa ancora?) più cortino dietro e più lungo davanti tutti belli lisci, lisci? E così chiedo al mio parrucchiere di trasformare il mio capello sfrangiato (gli addetti ai lavori, alias tutte le donne, sanno a che serve un taglio sfrangiato). Ho smesso anche di andare ogni settimana a fare la messa in piega con grande gioia del mio consorte per il risparmio che ne consegue (sarà mica di origine genovese?). Devo dire che male non mi stanno, anzi. E poi apprezzo il poco lavoro che richiedono. Ma da qualche mattina ho una grande sorpresa, mi sveglio con i capelli ondulati e vaporosi come quelli di Farah Fawcett! Che sia il suo spirito che mi ha prescelta? Proprio adesso che mi ero accontentata? Allora ecco di nuovo spazzola e phon per allisciarli… Ai posteri l’ardua sentenza!
Oggi vi posto una ricetta per la raccolta di Sabrina e Luca di Sapori DiVini, che sta per scadere. La cremina l’ho realizzata per ricevere dei miei cari amici che hanno portato quintali di pesce (gamberoni, oni, oni, seppie e pescioni di cui non ricordo la razza, ma squisitissimi) che abbiamo arrostito nella famosa brace del marito. Nascono però dalla collaborazione con la mia meravigliosa vicina, nonché pazientissima padrona di villa. Mentre io facevo la cremina da servire con le bruschette, lei preparava dei buonissimi crackers. Così la cremina è stata spalmata su crostini e crackers e, neanche a dirlo, i miei figli hanno preferito i crackers!
COLLABORATION TOAST BREAD AND CRACKERS

Per la ricetta mi sono ispirata alla grande Nigella, ma le dosi sono un po’ diverse per due ragioni fondamentali:
1. le dosi della cuoca più avvenente al mondo sono un po’ approssimative (ma forse è proprio quello che apprezzo di più di lei)
2. era quello che avevo a casa.
Quindi metterò direttamente le mie dosi (appositamente pesate e annotate per il blog (perché altrimenti sarei approssimativa anche io, ma senza il successo della mia maestra!)
400 gr. di ceci (in barattolo, io ho comprato un barattolino bellissimo stretto e lungo alla LIDL)
1 barattolo di peperoni (stavolta non so il peso, ma sono sempre quelli belli rossi e carnosi della LIDL, che mi ha fatto scoprire la mia comprensiva vicina)
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di succo di limone
175 gr. di Philadelphia
Mezzo spicchietto d’aglio
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Mettere nel mixer i ceci sgocciolati e lavati, i peperoni sgocciolati tutti gli altri ingredienti insieme e tritare. Mettere in una terrina e condire con un po’ di paprika e striscioline di peperone. Spalmare sui crostini e… godere!